Il ruolo del toscano Filippo Mazzei nella Dichiarazione d’Indipendenza Americana

Si attribuisce a lui la stesura del principio “Tutti gli uomini sono stati creati uguali”. All’inizio dell’Ottocento l’opera degli artisti carraresi a Washington

Jacques-Louis David, ritratto di Filippo Mazzei (foto da Wikipedia)

Con la dichiarazione d’indipendenza le colonie inglesi americane dividevano anche formalmente il loro futuro da quello della Corona britannica. Ma tra i padri fondatori che avevano contribuito a stendere l’atto era diffusa la consapevolezza che quello era solo l’avvio della costruzione della nuova nazione, che doveva crescere e assumere una fisionomia anche formale. E che questa non poteva fare a meno di simboli nei quali tutti si potessero riconoscere e sui quali fondare la propria identità.
Fra questi spiccavano le figure di Thomas Jefferson e Benjamin Franklin; soprattutto quest’ultimo era solito frequentare Londra dove fin dal 1757 si era stabilito come rappresentante delle colonie nel Parlamento britannico e dove sarebbe rimasto fino al 1775, l’anno che precedette l’indipendenza.
Fu là che conobbe il toscano Filippo Mazzei (Poggio a Caiano 1730 – Pisa 1816), medico, illuminista, letterato e commerciante, “agente di Toscana a Londra”: una frequentazione che avrebbe contribuito, se non proprio a cambiare il corso della storia americana, almeno a determinarne alcuni contenuti del percorso.

Rembrandt Peale, ritratto di Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti d’America (1801-1809) – foto da Wikipedia

Mazzei venne convinto a trasferirsi in Virginia dove acquistò una tenuta; imbarcatosi a Livorno, arrivò sulla costa est del nord America nel novembre 1773, portando con sé agricoltori lucchesi e quanto di meglio esistesse nel Granducato per far fiorire la sua nuova proprietà. Tra le merci figurava anche la polvere da sparo prodotta a Pontremoli nello stabilimento Bocconi!
La sua nuova tenuta confinava con quella di Monticello dove viveva Thomas Jefferson: il rapporto tra i due non fu soltanto di profonda amicizia, ma anche di confronto politico a tal punto che viene riconosciuto a Mazzei di aver avuto un ruolo importante nei contenuti della dichiarazione di indipendenza che sarebbe stata approvata da lì a due anni.
Nel 1958 il futuro presidente John F. Kennedy nel suo libro “A Nation of Immigrants” gli riconobbe in modo formale e il merito di aver ispirato, tra le altre cose, la frase “Tutti gli uomini sono stati creati uguali” contenuta nella dichiarazione. Kennedy citò in più occasioni i rapporti fra Mazzei e Jefferson e il ruolo avuto dal fiorentino nella definizione dei principi alla base della dichiarazione d’indipendenza.
Infine, nel 1980, nel 250° anniversario della nascita del “Patriota” Mazzei, le Poste degli Stati Uniti gli hanno dedicato un francobollo.

La National Statuary Hall a Washington nel Campidoglio (foto Wikipedia)

Filippo Mazzei ha fornito anche un contributo culturale di straordinaria importanza: all’inizio dell’Ottocento Jefferson, infatti, gli chiese di convincere due artisti italiani a trasferirsi a Washington per “adornare i pubblici edifizii della nuova Capitale”.
L’impresa di convincere artisti a trasferirsi oltre oceano non deve essere stata semplice; lo si intuisce anche dalla lettera con la quale informa l’amico: “sono riuscito con mia piena soddisfazione a scegliere i due scultori che desiderate […] e così lieti di venire negli Stati Uniti che mi pare non penseranno mai di ritornare in Europa”.
Ad attraversare l’Atlantico per una scelta che in effetti si sarebbe rivelata definitiva furono i carrarini Giovanni Andrei (Carrara 1757 – Washington 1824) e Giuseppe Franzoni (Carrara 1776 – Washington 1815). Fin dall’inizio del loro lavoro artistico agli ornati e alle sculture del Campidoglio furono apprezzati a tal punto da far scrivere all’architetto Benjamin Latrobe di non riuscire a capacitarsi di come “uomini di tanto valore e tale carattere fossero stati disposti a lasciare un paese dove l’arte di comprende, si valuta e si utilizza così bene”.

Il “Carro della Storia” (1819), scultura del carrarese Carlo Franzoni nella Statuary Hall del Campidoglio a Washington (foto da Wikipedia)

Il fratello minore di Giuseppe, Carlo Franzoni (Carrara 1788 – Washington 1819), avrebbe proseguito l’opera, realizzando alcune delle sculture in marmo che ancora adornano le sale del Campidoglio, ad iniziare dal “Carro della Storia” ultimato poco prima della morte. L’opera di rinnovamento del Capidoglio nel secondo decennio dell’Ottocento si era resa necessaria anche a causa delle conseguenze della guerra anglo-americana scoppiata nel 1812 e protrattasi fino al 1815.
Uno degli episodi più gravi del conflitto fu proprio la presa di Washington da parte degli inglesi che incendiarono la città il 24 agosto 1814: sia la Casa Bianca che il Campidoglio furono quasi distrutti dalle fiamme, spente solo grazie ad un violento temporale.
I simboli della giovane nazione erano distrutti ed era necessario ricostruirli in fretta e l’opera degli scultori arrivati da Carrara fu determinante.

Paolo Bissoli