La “Peregrinatio Sanguinis” nei paesi dell’antica diocesi lunense ha toccato quest’anno la Pieve di Venelia a Monti e il Duomo di Carrara. La processione e i Vespri presieduti dal card. Bagnasco.

“Cimelio di secoli forti, di fé suggellata col sangue…” così l’inno intonato nei Vespri della Santissima Trinità ha accompagnato a Sarzana la festa devozionale della reliquia del Preziosissimo Sangue.
La storia della reliquia ha origini antichissime, risalenti alla città di Luni, nel cui porto, il Venerdì Santo del 782, attraccò una nave senza nessuno a bordo, contenente un crocifisso in legno che al suo interno custodiva diverse reliquie provenienti dalla Terra Santa; la leggenda trascritta dal diacono lucchese Leboinio nel XII secolo ripercorre la storia sin dal principio quando San Nicodemo, un discepolo di Gesù e membro del sinedrio, interruppe la produzione di un crocifisso davanti all’impossibilità di delineare il volto reale di Cristo, volto che in seguito venne trovato miracolosamente scolpito nel legno.

Questo prodigioso crocifisso, realizzato in parte non da mano d’uomo, per essere messo in salvo dalla tentata distruzione, venne posto insieme ad altre reliquie raccolte dal santo su una barca senza equipaggio, fatta salpare dal porto di Jaffa e giunta nel mar Ligure guidata solamente dal vento; dopo aver tentato in diversi modi di avvicinarla al porto di Luni, l’imbarcazione raggiunse la riva solo alla presenza dei Vescovi di Luni e Lucca, accorsi nel frattempo sul posto. I due prelati si contesero il contenuto del vascello e raggiunsero l’accordo di conservare a Lucca il crocifisso, noto come “Volto Santo” e a Luni una delle più pregiate reliquie, ovvero il Sangue di Cristo.
Gli ultimi studi fatti durante il restauro del Volto Santo, nel 2020, confermano la corrispondenza tra provenienza e datazione del crocifisso e quanto riportato nella leggenda Leboiniana.
Alla crescita della devozione seguì la traslazione della reliquia da Luni alla nuova sede episcopale di Sarzana, nel 1204. Il Vescovo Salvago, per darne maggiore dignità e decoro, nel 1567 chiese la creazione di un nuovo ostensorio che potesse custodire l’ampolla del Sangue (prima conservata in un cofanetto) e di un tempietto che la conservasse tutto l’anno all’interno della Cattedrale.
Nel corso dei secoli la ricorrenza ha accresciuto la sua solennità e nella storia molti pellegrini si sono recati in preghiera davanti alla prodigiosa reliquia. Tra questi San Francesco d’Assisi, Santa Caterina da Siena, i Pontefici Nicolò V e Paolo III, i sovrani Carlo V e Maria Adelaide moglie di Vittorio Emanuele II. Nel corso del ‘900 furono aggiornate le norme ed i testi liturgici e con l’unificazione delle diocesi di La Spezia – Sarzana – Brugnato e dal 1951 venne istituita la “Peregrinatio Sanguinis” nei vari paesi dell’antica diocesi lunense.

Quest’anno il pellegrinaggio della reliquia ha raggiunto, nella diocesi apuana, la Pieve di Venelia a Monti di Licciana, giovedì 27 maggio, e il Duomo di Carrara, venerdì 28.
Domenica 31 maggio la celebrazione dei Vespri è stata presieduta dal Card. Bagnasco, Arcivescovo emerito di Genova che, al termine della Processione, ha ricordato l’importanza del clero, tramite il quale ancora oggi possiamo meditare la Passione di Cristo e sul Sangue che Cristo ha versato, un Sangue di pace perché dato per la nostra salvezza e non sparso come succede oggi con le numerose guerre che ci circondano; in più, guardando i volti incuriositi o distratti dei numerosi che affollavano le strade del centro storico, ha ricordato quanto sia ricercata nella frenesia del mondo d’oggi la spiritualità più semplice e pura come quella vissuta da chi ci ha tramandato la fede e la devozione per questa reliquia.
Lunedì 1 giugno, a conclusione della solennità, ha celebrato messa nel Duomo sarzanese il vescovo di Massa Carrara – Pontremoli, fra’ Mario Vaccari.
Andrea Maesano



