In questo mese siamo chiamati al lavoro, alla devozione e alla memoria. Mese mariano, per generazioni il tempo di preghiera diffusa e familiare, Questo è il mese di tutti i colori della primavera, dei fiori di campo e delle rose
“Maggio risveglia i nidi, maggio risveglia i cuori”: è questo l’incipit della Maggiolata, poesia di Giosuè Carducci, dov’è espressa tutta la forza di un mese che non è soltanto un periodo dell’anno ma esperienza emotiva e di condivisione.
Maggio, nella tradizione italiana, ha un tempo doppio: da una parte la terra che chiama al lavoro, dall’altra una dimensione più raccolta e comunitaria, legata alla devozione e alla memoria. Per il mondo contadino maggio è anzitutto concretezza perché è il tempo per l’orto: si piantano pomodori, peperoni, melanzane e zucchine, si rincalzano le patate, si sistemano i “brocchi” per le piante che cresceranno nei mesi estivi.
L’orto familiare non è solo produzione ma organizzazione sapiente dello spazio: ogni fila ha il suo ordine e ogni coltura il suo posto, spesso deciso dall’esperienza più che dai manuali. Si zappa, si innaffia con attenzione, si controllano le erbe infestanti che in questo periodo crescono rapide quanto le colture buone.
È un lavoro paziente, quotidiano, che insegna a rispettare i tempi perché in questo ambito nulla si può forzare. Nelle vigne si interviene con le prime cure sistematiche, si sfalciano le erbe tra i filari per evitare che sottraggano nutrimento, si legano i tralci giovani, si controlla lo sviluppo dei germogli.

È il momento dei primi trattamenti con i prodotti fitosanitari, un tempo affidato a rimedi semplici e diffusi come verderame e zolfo, perché “dare l’acqua alle viti” non significa soltanto intervenire tecnicamente ma accompagnare la pianta in una fase decisiva della sua crescita.
È poi questo il tempo dei radicchi selvatici, delle erbe di campo utili per le torte e, tra gli sterpi, si possono trovare i famosi prugnoli, i bargnë.
Nei prati fioriscono le prime margherite e gli “occhi della Madonna” (così chiamati per il delicato colore celestiale) mentre, nei campi di grano che iniziano ad imbiondirsi, spunta il bel rosso dei papaveri.
Dentro questo scenario si colloca il mese mariano, vissuto per generazioni come un tempo di preghiera diffusa e familiare. Il S. Rosario, in particolare, rappresentava un appuntamento stabile: si recitava nelle chiese prima o dopo la Messa ma anche nelle case, riunendo la famiglia “in veglia” la sera, o all’aperto, nelle aie o davanti alle maestà votive.
Non era raro che nei piccoli paesi si creassero veri e propri itinerari di preghiera, spostandosi di giorno in giorno da un cortile all’altro. La semplicità del Rosario, a volte anche in un latino piuttosto maccheronico, ne faceva uno strumento profondamente popolare, capace di unire generazioni diverse.
I fiori accompagnavano questi momenti, mazzi di fiori di campo si ponevano davanti alle immagini della Madonna e le ginestre e i maggiociondoli, raccolti per l’occasione, adornavano le strade durante le processioni mariane.
Parlando ancora di fiori anche le rose occupano un posto speciale nel mese di maggio, grazie al legame con Santa Rita da Cascia, che si celebra il 22 di questo mese. E se i fiori da una parte mettono allegria, dall’altra rievocano i colori patriottici del verde dei prati, del rosso del sangue versato, del bianco della neve scesa: è proprio nel mese di maggio infatti che si celebra una memoria storica importante, quella del 24 maggio 1915 quando l’Italia entrò nella Prima guerra mondiale.
Fu un evento che toccò profondamente anche le nostre comunità rurali, segnando famiglie e territori. Anche questo contribuisce a rendere maggio un mese denso, non solo di vita che rinasce ma anche di ricordi condivisi.
Così, tra orti che crescono, vigne che richiedono cura e rosari recitati nelle sere di primavera, maggio conserva un equilibrio particolare. È il tempo in cui la terra e il cielo sembrano avvicinarsi: nel lavoro quotidiano, nelle giornate che si allungano, nei gesti semplici dove si intrecciano fatica, attesa e una forma di fiducia che appartiene tanto alla cultura contadina quanto alla tradizione religiosa.
Fabio Venturini



