Le casette dei prati della Magra nella  piana di Groppoli

Un paesaggio storico, là dove si “emigrava” per la stagione dei raccolti estivi. Sono ancora una decina, alcune recuperate, altre abbandonate. Frequentate a lungo quando la piana era tutta coltivata e vi si ricavava “gran copia di biade, vino, oglio et castagne e grandissima copia di ogni frutte de quali ne cavano quegli huomini molti danari, riempiendosene le piazze e mercati di Pontremoli e Bagnone”

La piana di Groppoli con, in primo piano, il lago del Maserino. Oltre il corso della Magra la piana di Filattiera e l’Appennino

Casette in pietra di fine ottocento e primi del millenovecento: sono una decina, sparse nella piana di Groppoli, lungo la Magra, strappata alle piene nel corso dei secoli con una ciclopica opera di arginature. Lì si coltivavano granturco, grano, ortaggi, c’erano filari di vite americana e si faceva fieno tre volte l’anno: dal primo taglio all’ultimo, il guadùm.
La geografia comanda alla storia e la natura del suolo agevola o condiziona pesantemente anche la vita dell’agricoltore: già agli inizi del 1600 una cronaca descrive la felice realtà del feudo di Groppoli. “Il terreno è assai fertile e domestico che produce gran copia di biade, vino, oglio et castagne e grandissima copia di ogni frutte de quali ne cavano quegli huomini molti danari, riempiendosene le piazze e mercati di Pontremoli e Bagnone. In detto luogo cosa notabile il dono di Dio, e dalla natura concesso a quel terreno dalla gran copia di fontane di acque, fresche, belle, dolci e sane. In ripa della Magra è una prateria piano che oltre l’amenità è molto utile i di fieni per comodità di pascoli per ogni sorte di animali vedendosi pieni di vacche, buoi, cavalle, asini, porci, pecore”.

Una delle casette nella piana di Groppoli

È la ragione che spiega perché in quella piana, a partire dalla fine del 1800, si costruirono diverse casette, oggi in parte ridotte a rudere, in muratura, ma che forse all’inizio erano semplici capanne, come accadde nell’opposta piana di Filattiera, descritte nel 1829 dal viaggiatore modenese Prospero Fantuzzi.
Le casette più antiche della piana di Groppoli sono quasi tutte a pianta quadrata con un solo ingresso, una finestrella, il pavimento in terra battuta, un focolare e, nella stessa stanza, se necessario in caso di maltempo, si ricoveravano anche gli animali. Animali e persone convivevano in una sorta di vita che potremmo dire spartana, “da campeggio”, certamente da fatica. Al piano superiore un soppalco in legno era destinato ad ospitare il raccolto da riportare in autunno nelle abitazioni in collina.
Alcune nel tempo sono state ampliate, e se ne vedono gli ampliamenti, un paio sono state trasformate in abitazioni e sono diventate residenze stabili.
Per l’acqua potabile non c’erano problemi, tutto il poggio che costeggia la piana è ancora oggi ricco di sorgenti, così come descritto nella cronaca seicentesca.
Non è difficile immaginare la ricchezza delle coltivazioni, anche perché veniva utilizzata l’acqua della Magra con uno sbarramento e l’immissione in un profondo fosso scavato dietro gli argini, ancora visibile, il cui nome “fosson” è rimasto nella toponomastica dei campi vicini.
L’acqua era data in appalto ad ore, con un pubblico incanto e scorreva di campo in campo entro fossette la cui manutenzione era a cura dei proprietari dei campi dirimpettai. L’ultimo raccolto era quello dell’uva americana, quella introdotta dopo la devastante calamità della filossera che aveva devastato i vigneti lunigianesi, ma, si è detto, si tornava alle case con mais, grano, fagioli, legumi e quanto prodotto dagli animali, trasportando poi il tutto con le benne e con gli asini, allora ancora utilizzati.
Era ormai autunno: era tempo di fare la vendemmia, raccogliere olive e castagne e lasciare riposare i campi della Magra. Oggi la piana è quasi tutta condotta a prato, ma c’è anche un bel laghetto per la pesca sportiva dove avevano prelevato ghiaia ed era rimasto per lunghi anni una pericolosa voragine abbandonata.
Non manca un’area giochi e picnic, ma neppure sono assenti gli insulti dei vandali e i necessari interventi riparatori del Comune.
Alcune casette sono state mirabilmente recuperate, sono un esempio di cosa potrebbe diventare il paesaggio di quella piana: memoria e testimonianza di un’agricoltura non proprio povera e di un fenomeno di migrazione interna stagionale, dalle frazioni collinari per il periodo estivo, fino al tempo della raccolta delle castagne.

Riccardo Boggi