Il cuore di gennaio si è consumato in modo “indegno” della sua qualifica di mese invernale. Le giornate si sono trascinate dapprima cupe, piovigginose e nebbiose, con calma piatta (salvo qualche refolo di ‘marino’), poi è entrato il vento da Nord dal pomeriggio del 16 – ma definirlo tramontana sarebbe un’offesa alla tramontana di nobile e gelida schiatta – e si sono realizzate gradualmente parziali schiarite.
Il 17 e il 18, sabato e domenica, l’aria non era più umida come nei giorni precedenti, ma non si poteva neppure parlare di clima asciutto. La spia del travaso d’aria dal versante padano erano le nuvole addensate in corrispondenza dei passi appenninici, specie nell’ampio tratto di valico Borgallo – Brattello, più basso rispetto a tutti gli altri.
Ripercorrendo dal 13 tutto lo svolgersi dei pochi eventi meteo verificatesi, c’è da rimarcare il carattere autunnale dei giorni di metà mese, stanti le temperature di 4-5° superiori alla norma, la pioviggine e le pioggerelle intermittenti che hanno bagnato i suoli dell’alta Lunigiana dal 13 al 16.
A sud-est di Villafranca, le precipitazioni sono state più episodiche e localmente persino assenti. L’accumulo complessivo, 30-40 mm nelle località di fondovalle e fino a 60-70 mm sui monti di Mulazzo, Zeri e Pontremoli, apparentemente modesto, si è realizzato nella imperante umidità che, come già detto, non ha trovato freno fino al levarsi del vento dai quadranti settentrionali.
La natura ciclonica di quest’ultimo, tuttavia, non ha dato modo agli igrometri di scendere granché e neppure al bucato steso di asciugare… se non dopo ore e ore o persino giorni di costante agitazione. Infatti, domenica mattina, mentre colli e monti avevano Eolo come ospite insieme ad un solicello gradevole, benché un po’ velato, il basso fondovalle giaceva immerso nella nebbia fin verso le 10: chiaro indice di una massa d’aria che, dove poteva depositarsi silenziosa, esibiva appieno tutta la propria umidità.
Il meteo di avvio della settimana seguente si è rivelato migliore, con il vento da Nord e NW che ha continuato a soffiare e si è fatto un poco più asciutto e più freddo. I termometri non hanno davvero registrato importanti diminuzioni, ma la presenza del vento rafficoso ha determinato sensazioni più ‘gelide’ rispetto ai giorni precedenti.
Molto lento si sta rivelando il prosieguo delle schiarite, però non manca la presenza del sole, anche se spesso indebolito da velature dense o da altostrati oppure parato da altocumuli e stratocumuli.
Lo Stau, tipico sbarramento nuvoloso orografico, così denominato in Tedesco, continua a nascondere gli alti crinali appenninici. A proposito di montagna, essa è ormai ricoperta di residui delle recenti nevicate e ne sta aspettando altre, si spera più abbondanti.
Da mercoledì 21, si è entrati nella terza decade di gennaio; non serve neppure attendere chissà quali sviluppi perché i dati parlano chiaro: il mese centrale dell’inverno, quello che dovrebbe dettare i freddi maggiori secondo le statistiche, sta fallendo pure quest’anno il suo compito.
Dicembre aveva già terminato l’anno vecchio e inaugurato tale andazzo della stagione 2025-26: non resta che ‘puntare’ su febbraio, le speranze sono riposte su di lui…
a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni



