Il tempo, percezione e rappresentazione della successione degli eventi, ha una dimensione tutta sua. Spetta, poi, a noi viverlo come dono, senza sprecarlo. Ma, oggi, sappiamo ancora attendere permettendo al tempo di scorrere con i suoi ritmi e calendari? In effetti siamo affannati a giocare d’anticipo afferrando ciò che desideriamo nella immediatezza, confermando la paura della attesa.
Non sappiamo più aspettare, né vedere il bello sotteso a un traguardo non ancora raggiunto. Da parecchio le strade, specialmente, quelle delle grandi città, sfavillano di luminarie natalizie mentre decorazioni e panettoni, di ogni tipo, fan bella mostra nelle vetrine.
Lungi dal rimpiangere il passato, non indenne da difetti che sovente, però, ritorna….si attendeva il giorno dell’Immacolata per addobbare il profumato ginepro e costruire il presepe. Nell’aria frizzante, con alle spalle i monti imbiancati, si respirava l’atmosfera delle feste che si avvicinavano.
Tempi lontani, si dirà; un mondo completamente diverso che, giustamente, va avanti. Ma sempre in modo giusto e corretto? La fretta non contagia solo le feste, riveste il nostro quotidiano.
Non abbiamo più tempo da donare, da condividere, ad assaporare, neppure con le persone care. Vorremmo tutto a portata di mano, senza bisogno di impegno, fatica, sacrificio abolendo il gusto dello stupore e del sognare, anche per figli e nipoti in quanto pronti ad esaudire ogni loro desiderio.
Quante volte, infatti, abbiamo usato, o sentito usare l’espressione, “Non perdiamo tempo!” senza riflettere che l’unico “tempo perso” è proprio quello sospeso che sta tra un traguardo e l’altro affinando la pazienza ed alimentando l’entusiasmo.
Per noi cristiani è iniziato l’Avvento: il periodo liturgico dell’Attesa durante il quale dovremmo ricompattarci interiormente per non perderci l’immensa gioia della nascita di Gesù. Quattro settimane che ci sollecitano a reimparare il valore dell’Attesa, abbandonando l’impazienza che ci trascina nel tritacarne dello stress.
Non serve bruciare le tappe come se bastasse a farci sentire più pieni e felici. Diamoci tempo per prepararci, adeguatamente, a vivere quella Notte straordinaria che ha cambiato la storia dividendola in prima e dopo Cristo.
Consapevoli che Gesù non è un personaggio relegato nel passato ma un Dio attuale che cammina, con noi sulle strade della vita. Accanto all’attendere c’è un altro verbo che evidenzia il percorso dell’Avvento: approntare.
Sicuramente una voce scarna, ma d’impatto concreto che rivela l’immediatezza della nostra risposta trasformando ogni azione in un viaggio di accoglienza della Luce vera che, ancora una volta, non avrà paura di entrare in questo nostro pianeta “strano” disseminato di opere buone, di tanta violenza ed indifferenza. Importante recuperare l’ardore dell’Attesa.
Per un Natale vero. Di lode, di giubilo, di rinnovata fede. Con, al centro, il Dio-Bambino.
Ivana Fornesi



