
Il primo viaggio internazionale di Papa Leone è in corso tra Turchia e Libano, in occasione dei 1.700 anni del Concilio di Nicea, il primo ecumenico, che nel 325 riunì oltre duecento vescovi nell’attuale İznik, su invito dell’imperatore Costantino, per affrontare un tema teologico centrale per la fede cristiana: la natura di Gesù Cristo e il suo rapporto con il Padre. Il Credo di Nicea inizia proprio “professando la fede in Dio, l’Onnipotente, il Creatore del cielo e della terra”.
Papa Leone XIV sarà ospite del Patriarca Bartolomeo il 30 novembre, in occasione della festa del patrono di Costantinopoli, Sant’Andrea, fratello di Pietro, di cui il Vescovo di Roma è successore: una data suggestiva per consolidare le relazioni tra le due chiese – quella cattolica e quella ortodossa – che si dichiarano oggi “sorelle” e che godono di ottime relazioni, ma la cui storia è ancora pesantemente condizionata dalla progressiva divaricazione culturale tra le due Rome, suggellata dalle reciproche scomuniche del 1054, superate solo nel 1965 da Paolo VI e da Atenagora.

Nell’imminenza della partenza, il Papa ha pubblicato la lettera apostolica In unitate fidei che fa memoria di Nicea e nella quale chiede “a tutta la chiesa” di rinnovare il suo slancio verso la piena unità, pur nel rispetto delle legittime diversità; di “camminare insieme per raggiungere l’unità e la riconciliazione, lasciandosi alle spalle controversie teologiche hanno perso la loro ragion d’essere per acquisire un pensiero comune”.
Per il vescovo di Roma l’obiettivo è un ecumenismo nel quale “il ristabilimento dell’unità tra i cristiani non ci rende più poveri, anzi, ci arricchisce”. Non sarà un percorso facile quello prospettato da Leone XIV. Ampie frange del cattolicesimo sono del tutto estranee al tema dell’ecumenismo, mentre il mondo ortodosso è attraversato da nuove drammatiche fratture.
Il Concilio panortodosso convocato a Creta nel 2016 da Bartolomeo ha subito il boicottaggio del Patriarcato di Mosca, seguito dalle chiese bulgare e georgiane; divisioni aggravate dal sostegno di Kirill all’aggressione di Mosca all’Ucraina, nel contesto di un legame tra chiesa e potere e tra fede e nazionalismi che contraddistingue molte chiese ortodosse, nonostante la condanna del “tribalismo” come eresia da parte del Concilio di Costantinopoli del 1872.
Malgrado ciò, la strada tracciata da Leone XIV merita di essere sostenuta. Certamente sul piano religioso, perché come scritto nella In unitate fidei quello che ci unisce “è molto più di quello che ci divide”, ma anche sul piano politico: afferma ancora Leone che “in un mondo diviso e lacerato da molti conflitti, l’unica Comunità cristiana universale può essere segno di pace e strumento di riconciliazione contribuendo in modo decisivo a un impegno mondiale per la pace”.
Davide Tondani



