Il suono dei “sacri bronzi”: viaggio nel mondo delle campane

A Ugliancaldo (Casola in L.) la conferenza di Maurizio Ratti nell’anno del bicentenario della fusione della campana maggiore sul campanile della parrocchiale di Sant’Andrea

Panorama di Ugliancaldo; sullo sfondo la vetta del Pizzo d’Uccello

Una bella occasione di cultura dei tempi passati si è avuta ad Ugliancaldo domenica 30 novembre. Quest’anno il giorno di Sant’Andrea, che per il borgo montano del Comune di Casola è festa patronale, ha accolto tra le sue consuete celebrazioni anche il ricordo di un pezzo molto caro della tradizione popolare: sono infatti duecento anni da quando fu fusa la campana maggiore della chiesa, quella che in paese chiamano “la grossa”. E
rano presenti rappresentanze dell’associazione dei campanari liguri e lucchesi, che la mattina hanno eseguito le classiche ‘sonate’ con le quattro campane presenti.
Poi, l’interesse per le campane si è spostato sulla teoria. Nel pomeriggio, infatti, la chiesa di Ugliancaldo ha ospitato la conferenza molto documentata di Maurizio Ratti, intitolata Il suono dei ‘sacri bronzi’: viaggio nel mondo delle campane.

La storia e i dati tecnici su come suonano questi che sono a tutti gli effetti strumenti musicali, sono stati esaminati con notevole accuratezza, e insieme a un’ampia rassegna di esempi di campane dell’alta valle Aulella.
Il relatore ha dato prima indicazioni sugli elementi sonori che definiscono ogni campana – intonazione, timbro – poi ha descritto i diversi sistemi di montaggio e di suono. Da questa disamina, si è potuto apprezzare quanto i “sacri bronzi” siano parte viva della cultura d’Italia, se esistono tante varianti non solo tra le regioni, ma anche sulla scala locale più minuta.
Per questo aspetto, la piccola Lunigiana rappresenta un caso singolare, come pochi altri nella penisola, con sistemi di suono sia a slancio – dove, si dice, il batacchio della campana è volante – sia ambrosiano, di origine milanese, ma con alcune varianti particolari. La mistura, per dire così, testimoniata dalla Lunigiana altro non è che una delle tante manifestazioni della pluralità di influssi culturali che questa terra ha ricevuto nei secoli.

La chiesa intitolata a Sant’Andrea Apostolo

D’altra parte, anche se pochi lo sanno, la Lunigiana si distingue non poco per la conservazione di questi suoi tesori. Quando, negli anni della Seconda Guerra Mondiale, il censimento delle campane portò in molte diocesi d’Italia alla loro requisizione – dato che con quel bronzo ci si fa i cannoni – in Lunigiana si riuscì a prendere tempo e, caduto il regime, non se ne parlò più e quasi tutte le campane rimasero al loro posto.
Oggi ci sono ancora, ma quel mondo è tutt’altro che fermo nel passato: neppure esso può ignorare i progressi della tecnologia, e l’esecuzione elettrica delle suonate ha preso campo ormai su quasi tutti i campanili. Orizzonti nuovi per un’arte antica, che – ha concluso Ratti – nel cambiamento non perde la sua natura, ma dimostra di sapere ancora parlare alla sensibilità della gente.

Davide Lombardi

Un lungo censimento

Il campanile di Ugliancaldo

Nell’ambito del censimento delle campane della Lunigiana che sto svolgendo – nel poco tempo libero – da circa tre anni, si è creata a Ugliancaldo l’occasione di un primo contatto con il pubblico su questo tema particolare.
Il parroco dell’Unità pastorale dell’alta valle Aulella, don Massimo Redaelli, sul finire dell’estate, mi aveva proposto di organizzare qualche suonata e una conferenza per la festa patronale di Sant’Andrea, quest’anno coincidente con la prima domenica di Avvento.
Non è stato facile radunare campanari rappresentativi delle diverse tradizioni di suono nostre e delle regioni confinanti, ma alla fine alcuni soci delle associazioni ligure (presenti anche in Lunigiana) e lucchese sono riusciti a trovarsi a Ugliano domenica scorsa, presente pure il Vescovo Mario, che ha celebrato la Messa, allietata dai canti eseguiti dal coro della parrocchia di Codiponte.
Un sentito ringraziamento lo devo al parroco, per l’opportunità offerta, ai campanari Luigi, Lorenzo, Matteo e Giuliano, e poi ad Andrea, oriundo uglianese per parte di madre, che è stato il vero organizzatore della giornata insieme ad un buon numero di giovani che lo hanno affiancato.
Il delizioso borgo disteso sul crinale – che schiude al visitatore scorci e angoli spettacolari, incastonato com’è tra Appennino e Apuane – e l’accoglienza di chi vive o torna lassù dalle città di emigrazione hanno fatto il resto! (Maurizio Ratti)