Al Convegno internazionale di Rimini, nelle relazioni dei nostri esperti

Tre giornate veramente intense, in cui sono state proposte le relazioni di oltre 50 studiosi, hanno caratterizzato il decimo Congresso internazionale sul tema “Quadraturismo, scenografia e grande decorazione: reciproche influenze in sistemi affini”, permettendo di fare il punto sulla ricerca in atto non solo nelle diverse regioni italiane, ma anche in Europa in America, soprattutto in Brasile, vera e propria terra di conquista del genere.
Tante, quindi, le novità e soprattutto sempre frequenti i riferimenti agli artisti che hanno caratterizzato il Barocco pontremolese, la cui importanza a livello nazionale sta trovando sempre nuovi e più puntuali riferimenti, soprattutto in relazione a Francesco e Gio. Batta Natali la cui attività resta uno dei momenti più significativi del quadraturismo specialmente se considerato come momento decorativo autonomo.

Sui lavori di Francesco Natali si è soffermato nella seconda giornata Marco Angella, in particolare su quanto realizzato nella Villa Dosi dei Chiosi in un primo tempo in collaborazione con Alessandro Gherardini per decorare il salone centrale, quindi in piena solitudine in tutte le altre stanze del piano terra, dando forse per la prima volta un saggio di indipendenza del genere in quanto in grado di arredare completamente gli ambienti con una serie incredibili di soluzioni.
Il lavoro di Angella è partito dal contatto di questi ultimi tempi con il ricco archivio della famiglia Dosi, alla ricerca di riferimenti non solo sulla attività degli artisti, ma anche sulla costruzione della villa di cui sono state rinvenute alcune incisioni d’epoca ma nulla, per ora, è emerso in ordine agli ideatori del complesso residenziale, lasciando sospeso un interrogativo che potrebbe aprire nuove strade di ricerca a livello architettonico e non solo.
A seguire, Luciano Bertocchi ha presentato una panoramica di ordine storico ed artistico su: “La pittura decorativa in Pontremoli nel XIX secolo”, ovvero in un periodo fino ad oggi trascurato nella sostanza perché ritenuto meno significativo di quanto prodotto nei due secoli precedenti.

La relazione, invece, supportata da una nutrita presentazione di opere, ha fatto capire chiaramente che l’Ottocento pontremolese, per quanto non così importante come i pregressi in chiave critica, resta un momento di grande qualità perché a partire dagli anni dell’insediamento della Diocesi e della costruzione del palazzo vescovile, dove operò Niccolò Contestabili ormai testimone di ben altri generi, come il neoclassicismo, ha visto portare avanti in maniera massiccia l’opera di abbellimento di palazzi e case della città con interventi di sicuro livello, anche se non supportati da artisti altrettanto famosi come quelli del passato.
La ricerca e la documentazione del fenomeno hanno permesso di catalogare non meno di un centinaio di opere di diversa tipologia, ognuna però con caratteristiche di tutto interesse che hanno visto a metà secolo come protagonista un parmigiano, Filippo Bocchi, e negli anni settanta una squadra sempre di parmigiani che hanno lasciato opere di grande effetto delle quali, però, la ricerca non ha ancora individuato la paternità.
Nell’ultima giornata Anna Triani ha intrattenuto i presenti sul tema: “Quadraturismo ed apparati decorativi a Pontremoli. L’esperienza di una famiglia di decoratori e restauratori dagli anni 30 ad oggi”.

L’argomento non ha permesso solo di fare il punto sulla attività decorativa nel Novecento pontremolese, ma si è rivolta in particolare a quanto realizzato dai componenti la famiglia Triani, Angelo, Tiziano, Amelio, ed oggi Raffaello, per aprire un momento di riflessione su uno degli aspetti più delicati riguardanti il patrimonio artistico nazionale, quello della sua conservazione e salvaguardia.
Tema molto problematico che ha visto mutare parecchie volte gli orientamenti di intervento che, però, nei diversi periodi sono stati la risposta più naturale alle esigenze che venivano dai proprietari non ancora sottoposti a vincoli, e quindi senza tenere conto di quello che invece la critica di li a poco avrebbe preteso.
La Triani ha mostrato il grande impegno profuso dai suoi familiari sia per recuperare il patrimonio locale, in più di un’occasione votato alla distruzione, quindi per l’azione conservativa e, soprattutto, per l’indiscussa capacità di riproporre quanto potesse ridare un senso ad un complesso ampiamente compromesso, senza pregiudicarne l’originalità, ma dando una lezione di capacità artistica certo degno di altri momenti storici.
Tre contributi che una volta di più hanno permesso di capire come l’amore del bello comunque presente in Pontremoli non sia mai venuto meno ed anzi continui a proporre sorprese di grande effetto e di grande qualità.
L’appuntamento per il 2026 è a Cremona e certo l’occasione non sarà da sprecare per continuare ad offrire quanto Pontremoli è in grado di dare, magari nella sua veste migliore.



