L’Uno e il Due: la complessa costruzione del rapporto di fratellanza

“Uno diviso due”(Feltrinelli, 2025) di Massimo Recalcati è un libro “necessario” per chiarire il tema della fratellanza. L’autore, famoso psicanalista, sottolinea già nel titolo la compresenza del Due nell’Uno. Non significa che l’Uno debba presentarsi dimezzato, ma piuttosto che sappia integrare in sé l’Altro e fondersi con lui. Se questo non avviene perché l’Uno pretende di essere l’Unico, ecco che si scatenano odio e aggressività.
Caino odia Abele perché vuole essere unico nel rapporto con la madre. Caino è Uno senza il Due. L’ Altro è un intruso o un usurpatore. La tesi del libro è che la fratellanza non può istituirsi sulla base del sangue: non basta essere consanguinei per vivere un rapporto di fratellanza e di sorellanza, come non è il fondamento biologico a definire la paternità e la maternità.
L’odio, ha scritto Freud, viene prima dell’amore. Sant’Agostino vede l’aspetto torvo di un infante mentre osserva il fratello di latte. È la maledizione del sangue quella che instaura dinamiche distruttive di invidia e di gelosia che già si manifestano nei primi anni di vita. Il primogenito non può accettare che il nuovo venuto lo detronizzi dal posto che occupava nel rapporto con la madre.
Il figlio minore può considerarsi un figlio di serie B, nato in ritardo, se i favori sono tutti per chi c’era prima di lui. Ma le dinamiche sono molteplici: un figlio può sentirsi non amato, indesiderato, ricercato solo per riempire il vuoto lasciato da un fratello morto, incompreso nel suo valore.
I complessi di esclusione e di intrusione generano invidie e gelosie che durano anche nell’età adulta. Vincent Van Gogh portava addirittura il nome del fratellino morto un anno prima. Gustave Flaubert, secondogenito, era considerato l’idiota di famiglia.
Il vero rapporto di fratellanza va allora costruito non sulla base del sangue, ma del riconoscimento del Due. Io sono Due. Se pretendo di essere Uno, l’Altro dovrà essere eliminato perché rappresenta una minaccia per la mia unicità.
È la logica che porta alla guerra e alle guerre che anche oggi insanguinano la terra. Narciso vede solo la propria immagine riflessa. È Uno. Narciso è in noi e le ferite al nostro narcisismo avvelenano luoghi di lavoro già abitati da invidie e gelosie. Manifestazioni di violenza e di aggressività riempiono le cronache quotidiane. L’amore sembra una parola svuotata di senso.
Il libro di Recalcati è ricco di esempi costruttivi. I gemelli Esau’ e Giacobbe sono nemici. La lotta per la primogenitura era iniziata addirittura nel ventre materno. Lo scontro fra gli eserciti è imminente ma dopo la lotta notturna con l’Angelo (la propria ombra?) Giacobbe invece di colpire Esau’, lo abbraccia. È il riconoscimento del Due.
Poi c’è l’episodio del buon samaritano. C’è l’amore di Antigone per il fratello. C’è il filosofo Severino che eredita dal fratello ucciso in battaglia la passione per la filosofia.
Ci sono altre storie commoventi di due scrittrici: Vegetti Finzi (Una bambina senza stella) e Donatella Dipietrantonio (L’ Arminuta). La matrice più autentica della fratellanza starà dunque nel riconoscere il carattere finito della nostra esistenza, nell’ammettere, parafrasando Leopardi che Recalcati non cita, la fragilità del nostro stato. Fratello Sole, Sorella morte: anche San Francesco ci ricorda che il legame non è quello del sangue.

Pierangelo Lecchini