In cattedrale a Massa le celebrazioni nella festa liturgica del Santo di Assisi “Un messaggio forte, sapiente e vitale capace di rinnovare il cuore di ogni uomo”

“Francesco ancora oggi ci incoraggia non solo a essere autentici cristiani sulle strade del mondo, ma stimola tutti gli uomini di buona volontà a cercare sentieri che custodiscano l’umano, ogni uomo e donna nella sua dignità”: queste le parole del vescovo fra’ Mario nella solenne celebrazione del pontificale in Cattedrale sabato 4 ottobre in occasione della solennità di San Francesco d’Assisi, patrono della diocesi e della città di Massa.

“Nell’anno che precede l’ottavo centenario della morte di San Francesco, il 4 ottobre del 1226, accogliamo con gioia la notizia dell’approvazione della legge che ripristina la Festa nazionale il 4 ottobre appunto” ha esordito il vescovo nella sua omelia.
“In questo tempo in cui si invoca da più parti la pace – ha proseguito – Francesco ci aiuta a ritrovare nel nostro cuore, abitato da Dio, la vera pace”.
“Ci domandiamo però – la riflessione di mons. Vaccari – tra violenti contrasti politici, pericoli di guerra in Medio Oriente e in altre parti del mondo, che senso ha il messaggio mite di Francesco? Non è troppo mite per essere ancora un messaggio? Il messaggio di Francesco d’Assisi è un concentrato di mitezza evangelica: agli occhi del mondo esso può apparire debole e stolto. In realtà si rivela forte, sapiente e straordinariamente vitale, capace di rinnovare il cuore di ogni uomo. La testimonianza del nostro santo trova il suo fondamento nel Vangelo accolto e vissuto nella sua interezza e nella sua semplicità, senza doppiezze, e nel portare ogni giorno la croce del Signore Gesù, ‘stoltezza e debolezza’ per il mondo”.
Il saluto francescano, “il Signore ti dia la pace!”, allora, ha evidenziato il vescovo, risuoni anche oggi come allora, nelle città, sulle piazze e nelle campagne, perché per ogni fratello ed ogni sorella, avvenga “un’apertura del cuore sempre maggiore al dono della pace che discende dall’alto e che nemmeno le contrarietà della vita possono rubare”.
Uomo di preghiera e di pace Francesco
ci insegna che il cuore è aperto al fratello
La parrocchia di San Francesco in Villafranca ha onorato il patrono con la celebrazione del transito nella sera del 3 ottobre e nel giorno della festa con la S. Messa delle ore 17, resa più solenne dai canti del bravo coro parrocchiale, celebrata dal parroco don Giovanni Barbieri affiancato dai diaconi Loris e Mario Paolo.
Nell’omelia, don Giovanni si è soffermato sulle salite che la vita presenta, compresa la fragilità delle malattie, ed il bisogno del Cristo morto e risorto, compagno fedele del nostro pellegrinaggio terreno.
Il celebrante ha dato, poi, avvio all’anno catechistico benedicendo e ringraziando le catechiste le quali si impegnano, sull’esempio di Maria, prima discepola del Figlio e sede della Sapienza, a testimoniare il dono della fede ai potentissimi.
Quindi ha invitato i genitori a dare serietà ad un impegno educativo cristiano e umano che va assolto con responsabilità ed assiduità nella consapevolezza che non si è cristiani ad intermittenza.
Francesco “uomo di preghiera e pace” ci insegna che il cuore, una volta che si è fatto pieno di Dio, è aperto al fratello e che la più grande ed efficace opera sociale si compie soltanto se ci si spoglia di se stessi e ci si lascia portare da Dio dove, forse, non si vorrebbe ma dove ci aspetta.
Nell’intreccio di elementi, fusi insieme in armonia, vive il nesso inscindibile fra povertà e croce facendosi piccolo e spogliandosi di ogni avere, sia materiale che intellettuale, per essere pronto a ricevere tutto da Dio che l’ha riempito a dismisura lasciandoci sbalorditi di fronte al miracolo di un’esistenza sicuramente più divina che umana, pur conservando le caratteristiche migliori dell’umano: maternità verso i fratelli, fossero persone o animali o cose, da lui venerati e chiamati a lodare il Creatore. (i.f.)




