Conclusa a Pontremoli la rassegna dei concerti degli allievi del “Mascagni”
La musica di qualità nelle mani di giovani di grande talento: a ottobre il ciclo di concerti nel Teatro della Rosa, in tutti i sabati del mese, allievi del Conservatorio “Mascagni” di Livorno hanno proposto esibizioni di assoluto livello. Un progetto alla sua seconda edizione in collaborazione tra il Conservatorio e il Comune di Pontremoli.
L’esordio è stato affidato al trio composto Alessio Mannelli (violino), Giulia Casini (violoncello) e Luigi Traino (pianoforte) che ha proposto brani di Ludwig Van Beethoven e di Johannes Brahms.
In particolare di Beethoven è stato eseguito il trio op. 11 in si bemolle maggiore, un brano che fa parte del repertorio della prima fase artistica del compositore tedesco, ma che soprattutto nel secondo movimento è caratterizzato da un estremo lirismo e anticipa la spinta innovativa di Beethoven verso il romanticismo.
Aspetti che il trio di giovani musicisti ha saputo far emergere con abilità un costante rimbalzo e equilibrio tra gli strumenti. Come per Beethoven, anche il trio op. 8 in si maggiore è una delle composizioni giovanili di Brahms anche se è un’opera poi rivista in maturità, mescolando quindi l’energia giovanile del compositore con la sua maturità.
Secondo appuntamento della rassegna con il concerto del giovane pianista, Matteo Giovannelli, che ha proposto un entusiasmante viaggio lungo almeno tre secoli di grandi brani per pianoforte spaziando dal maestro del contrappunto e della musica barocca come Johannes Sebastian Bach, passando dai grandi romantici come Beethoven e Robert Schumann, passando alle sfumature delicate e rarefatte di Debussy, fino alla musica meccanica, ipnotica, del compositore americano di inizio novecento George Antheil.
Una varietà di autori, di composizioni e di sensibilità che il giovane pianista ha saputo affrontare con buona tecnica ed abilità, passando dalla complessità e raffinatezza dei “Quattro duetti” di Bach fino alla dissonanza ricca di fascino energico, delle composizioni di Antheil.
Il terzo appuntamento della rassegna ha visto protagonisti il duo di chitarre composto da Michelangelo Salvini e Niccolò Chiaramonti che con grande tecnica ed abilità hanno emozionato con un programma tutto incentrato sul Novecento con incursioni nella contemporaneità. A partire da “Le città invisibili” di Giorgio Mirto, pluripremiato chitarrista e compositore classe 1972, si è poi proseguito, con “Preludio e Fuga in la minore” e “Preludio e Fuga in do diesis minore” da “Les guitares bien tempérées” di Mario Castelnuovo-Tedesco, raccolta ispirata ed omaggio al celeberrimo “Clavicembalo ben temperato” di Johann Sebastian Bach. C’è stata commistione tra classico e moderno anche nel brano “Un’immagine (Pensando a Franz Schubert)” di Alvaro Company, una composizione di grande valore ma spesso trascurata dal mondo chitarristico.
Infine, chiusura del concerto con l’”Andante ma moderato” dal “Sestetto per archi n. 1, op. 18” di Johannes Brahms nella trascrizione per chitarra del musicista e compositore australiano John Williams.
È stato incentrato su una sorta di percorso sull’evoluzione del Romanticismo nel pianoforte, il concerto conclusivo di questa rassegna proposto dal giovane pianista Nico Persichini.
Passando dalla tormentata bellezza dell’ultima sonata (n.32) di Beethoven alla Blomenstück opera 19 di Schumann che è una piccola parentesi di sommessa intensità fra decisivi esiti pianistici. Persichini ha quindi proposto due brani di Franz Liszt (Sonetto 104 del Petrarca, S. 161 n. 5 in la bemolle maggiore e la Paraphrase de concert sur “Rigoletto”, S. 434) brani che fanno parte di una raccolta pezzi ispirati dai viaggi italiani dello stesso Liszt a partire dalla fine degli anni Trenta, esplicitamente influenzati dall’arte pittorica o dalla poesia italiana.
La conclusione del concerto è stata affidata alla Sonata per pianoforte n. 2, di Sergej Rachmaninov, un’opera che mantiene una forza di trascinamento emotivo costante per tutta la sua durata, dagli accordi iniziali del pianoforte solista fino all’esplosivo movimento finale. Una rassegna quindi di grande livello, peccato che le presenze non siano state all’altezza della qualità dei concerti proposti, con i giovani musicisti che avrebbero senza dubbio meritato una maggiore partecipazione.
(Riccardo Sordi)



