Come già nel 1974 anche nel 1995 fu nulla di fatto. Trent’anni fa la Sondel, che gestiva gli impianti ex Falck, aveva riproposto il progetto di sbarrare la Magra e captarne le acque fino a Teglia. La mobilitazione popolare e un referendum bloccarono l’iniziativa

Negli anni Trenta il progetto messo a punto dalla Falck prevedeva la costruzione di tre sbarramenti di maggiori dimensioni: sui torrenti Teglia e Gordana e sul Magra poco a valle dell’abitato di Molinello. In realtà quest’ultimo venne ben presto stralciato, non fu mai realizzato e le acque del fiume hanno continuato a scorrere liberamente.
Tuttavia nei decenni successivi l’idea è tornata più volte d’attualità, in particolare nel 1974 e nel 1994; la prima volta fu la stessa Falck a riproporla, la seconda toccò invece alla Sondel (dello stesso gruppo Falck), società che all’epoca aveva in concessione le strutture e gli impianti.
In entrambi i casi per l’abbandono del progetto da parte dei proponenti fu determinante la mobilitazione popolare che, soprattutto nell’occasione più recente, arrivò ad organizzare una struttura che riuniva in Comitato singoli cittadini, associazioni locali e forze politiche.
Il progetto di captare le acque del fiume Magra a Molinello con uno sbarramento alto circa 7 metri e largo 80, divenne di dominio pubblico sul finire del 1994 ma fu all’inizio dell’anno successivo che l’argomento si impose all’attenzione quotidiana non solo pontremolese ma anche di tutto il comprensorio e oltre.
Erano quelli gli ultimi mesi della prima amministrazione comunale guidata dall’on. Enrico Ferri (che sarebbe poi stato riconfermato nelle elezioni della primavera di quell’anno) che si schierò apertamente a favore del progetto con il sostegno della maggioranza che lo appoggiava, ribadendo più volte che la realizzazione della “diga” al Molinello avrebbe portato vantaggi e opportunità.
Ben presto però a Pontremoli molte associazioni di volontariato, sportive (“Mario Benelli”, SPS Pontremolse, ARCI Pesca), ambientaliste (WWF, Legambiente, Italia Nostra, Comitato Difesa del Magra), forze politiche (PDS, PPI, Rifondazione, Socialisti, Laburisti, Verdi e PRI) e centinaia di singoli cittadini, assunsero una posizione netta e contraria, organizzandosi spontaneamente in un Comitato che per mesi si fece promotore di incontri, dibattiti e altre iniziative dalla risonanza notevole e crescente.
Con la costruzione della diga l’acqua della Magra sarebbe stata “dirottata” a Teglia e rilasciata solo a valle della centrale: chilometri di alveo fluviale nel quale sarebbe dunque rimasto il solo rilascio minimo vitale, con conseguenze per l’ambiente, per il turismo, per le attività umane e per lo stesso centro storico di Pontremoli.
Questo era il principale motivo di opposizione sostenuto dal Comitato. Già a fine 1994 si fece strada l’idea (illustrata sul Corriere Apuano da Giulio Armanini) di interpellare tutta la popolazione del territorio comunale organizzando un referendum così come prevedeva lo statuto del Comune. E così avvenne: la richiesta doveva essere firmata da almeno 200 cittadini, ma in poche ore ne furono raccolte e autenticate più di 700!
Il 1° febbraio 1995 le firme furono depositate in Comune dal referente del Comitato, Alfredo Caligiani. Ma fra polemiche, scontri e rinvii la consultazione popolare slittò di mese in mese e si svolse solo alla fine di novembre.
Il risultato fu quello sperato dal Comitato e temuto da Sondel ma anche dall’Amministrazione Comunale che nel frattempo aveva comunque ottenuto di nuovo il consenso dei pontremolesi nelle elezioni di fine aprile.
“Contro la ‘diga’ un fiume in piena di No” titolava il Corriere Apuano del 2 dicembre: la partecipazione al voto fu massiccia e i voti contrari al progetto addirittura il 67,4%. Il sindaco Ferri provò a contestare la validità del voto in quanto la percentuale dei votanti non aveva raggiunto il 50% (si recarono ai seggi 4.639 persone pari al 49,17%) tuttavia nel computo degli aventi diritto figuravano anche i circa duemila residenti all’estero che non erano stati coinvolti nel voto ma che pesavano nella determinazione del quorum.
Lo scontro fra le parti fu duro e infiammò la vita pontremolese per le ultime settimane di quel 1995 e parte dell’anno seguente. Ma alla fine l’iniziativa si fermò e il progetto non venne realizzato.
(p. biss.)



