Il vuoto colmato dai movimenti popolari

Non sono molti coloro che, nell’Aula Paolo VI, ascoltano Papa Leone XIV, poco più di mille persone. Sono a Roma per partecipare al V Incontro Mondiale dei Movimenti popolari e per celebrare il Giubileo delle “periferie” del mondo.

Papa Leone XIV riceve in udienza i partecipanti all’incontro mondiale dei Movimenti Popolari (Foto Vatican Media/SIR)
Papa Leone XIV riceve in udienza i partecipanti all’incontro mondiale dei Movimenti Popolari (Foto Vatican Media/SIR)

Lì ci sono rappresentanti delle “periferie” di ogni continente, poveri, migranti, campesinos, cartoneros, accompagnati dai vescovi o da altri rappresentanti delle diocesi di appartenenza. Sono venuti in “processione” dallo Spin Time Lab, lo stabile in zona Esquilino occupato a scopo abitativo e sociale da circa 400 persone in emergenza e divenuto quartier generale dei Movimenti popolari a Roma. Non hanno grandi hotel per i raduni, non hanno i numeri che sarebbero necessari per rendere evidente la povertà del mondo. I poveri non hanno soldi e quindi non hanno molte possibilità di movimento. Ma anche se è piccolo il numero dei presenti in Aula Paolo VI, si tratta pur sempre dei rappresentanti di un gregge immenso riunito accanto al grande Pastore per ascoltare ancora una volta parole antiche che vogliono arrivare fino ai confini del mondo. Guadalupe, immigrata messicana residente negli Stati Uniti, ha concluso che il Giubileo “È la celebrazione di una visione di un mondo in cui nessuno viva senza cibo né acqua, nessuna famiglia senza casa, nessun lavoratore rurale senza terra, nessun operaio senza diritti, nessun popolo senza sovranità, nessun individuo senza dignità, nessun bambino senza infanzia, nessun giovane senza futuro, nessun anziano senza una vecchiaia degna”.

Le parole del Papa sono durissime. La realtà fotografata da Guadalupe sembra inarrestabile, come sembra senza soluzione la sorte di chi è fragile, debole, povero. Il Papa invita a guardare alle “cose nuove” partendo non dal centro, dai luoghi del potere politico, economico o finanziario, ma dalla periferia. Dalle periferie le cose appaiono diverse, mentre dal centro c’è poca consapevolezza dei problemi che colpiscono gli esclusi, “il vostro è un grido per cercare soluzioni in una società dominata da sistemi ingiusti. E non lo fate con microprocessori o biotecnologie, ma dal livello più elementare, con la bellezza dell’artigianato”. Per questo Leone XIV, per guardare a “cose nuove” invita a contrastare la “globalizzazione dell’impotenza” con una cultura della riconciliazione e dell’impegno.

“I Movimenti popolari colmano questo vuoto generato dalla mancanza di amore con il grande miracolo della solidarietà, fondata sulla cura del prossimo e sulla riconciliazione”. Quando si formano cooperative e gruppi di lavoro per sfamare gli affamati, dare riparo ai senzatetto, soccorrere i naufraghi, prendersi cura dei bambini, creare posti di lavoro, accedere alla terra e costruire case, dobbiamo ricordarci che non si sta facendo ideologia, ma stiamo davvero vivendo il Vangelo.

Giovanni Barbieri