Chi soffia sul fuoco
Charlie Kirk
Charlie Kirk

L’omicidio di Charlie Kirk, l’attivista dell’estrema destra repubblicana, per il quale è indagato Tyler Robinson, simpatizzante di un altro gruppo di estrema destra, offre diversi spunti di riflessione. Il primo riguarda il tasso di violenza che pervade la società statunitense.

In un Paese in cui le armi circolano tra la popolazione civile come in nessun’altra parte del mondo e in cui le piattaforme di intrattenimento, senza alcun freno etico o legislativo, fanno profitti vendendo alle giovani generazioni videogames il cui successo è direttamente proporzionale ai contenuti violenti, non c’è da stupirsi delle ricorrenti stragi nelle scuole e nei campus e del dilagare negli ultimi anni degli omicidi e delle stragi politiche, quasi sempre maturate nell’humus repubblicano: quello da cui proviene Robinson, ventiduenne con una passione per le armi e un fascino per l’universo del gaming.

È un promemoria per chi anche dalle nostre parti cede alle lusinghe di chi propugna più libertà di armarsi, più legittima difesa, più violenza, più giustizia fai-da-te. In secondo luogo, l’esecrabile assassinio di Kirk mette ancora una volta in chiaro quali valori porta avanti l’internazionale dell’estrema destra che negli Stati Uniti ha il suo centro strategico. Tyler Robinson è considerato un simpatizzante di Groyper, un movimento espressione di suprematismo bianco, omofobia, nativismo, sessismo e antisemitismo.

L’influencer Kirk – ascoltato consigliere di Trump e Vance – nei suoi seguitissimi format online e dal vivo ha proposto liste di proscrizione e incitato alla violenza, ha fatto da megafono alla disinformazione sul Covid, è stato negazionista climatico, segregazionista e sostenitore del fatto che alcune morti per armi da fuoco ogni anno fossero un prezzo accettabile da pagare per proteggere “i nostri diritti dati da Dio”. Già, Dio: Kirk era un cristiano evangelico e antiabortista: quanto basta perché la sua figura, nelle ore successive alla sua tragica scomparsa, fosse adottata da frange del cattolicesimo italiano, pronte ad annoverarlo tra i martiri cristiani, come se la morale cristiana potesse operare separatamente dal Vangelo e come se il nemico pubblico numero uno della ramificata rete dell’ultradestra sovranista non continui ad essere il defunto Papa Francesco.

L’ultimo aspetto messo in luce da questa vicenda è l’uso sistematico della menzogna utilizzato da Trump per incolpare i democratici di un omicidio maturato nell’alveo della destra estrema e dipingerli come padrini della violenza politica. Chi soffia sul fuoco della violenza per colmare vuoti programmatici, soffocare qualsiasi forma di dissenso e traghettare la democrazia malata verso l’autoritarismo sono Trump e i suoi ideologhi, da anni imitati a comando e in sincronia dai suoi epigoni di qua dall’Atlantico.

Davide Tondani