Le sue opere tornano in mostra a Pontremoli

Per chi come noi ne abbia seguito da vicino l’itinerario artistico nel corso degli anni, il ritorno di Paolo Lucii nella sua città è stato decisamente una grossa sorpresa. Pensavamo, infatti che il rapporto con Pontremoli fosse ormai concluso visto soprattutto che ormai raramente nelle sue opere più recenti tornano a proporsi quei punti di riferimento della sua ispirazione che tanto hanno significato per comprendere appieno un affetto cresciuto naturalmente nel tempo e forse mai espresso fino in fondo.
La mostra organizzata in Via Cavour, stravolgendo le attese, viene a proporsi come una panoramica di un percorso che non si è mai interrotto e prosegue nonostante la diversità dei temi lungo una linea nostalgica che ha un suo collante ineliminabile: il senso del colore come matrice inconfondibile per dare significato alla pluralità delle sensazioni.
Siamo andati vanamente alla ricerca di qualcosa di diverso da quanto già noto per capire, senza tema di smentita, che la diversità dell’ispirazione che stimola Paolo anche nella produzione più recente non è reperibile nei tanti temi con i quali si è confrontato negli anni, dando senso a periodi ben definiti, ma emerge spontaneamente nell’utilizzo di una tavolozza che lo induce a realizzare quella festa di colori che si confrontano, si alternano, si cozzano, si sfumano, si assimilano per dare spessore al suo desiderio di comunicare tangibilmente quello che riesce a recuperare dalla costante contemplazione del mondo che lo circonda.
Allora capisci perché a fianco di tante delle sue opere sono collocate, seppure con malcelata ritrosia, tutta una serie di versi che ne giustificano il senso, che danno spessore al suo travaglio interiore che riesce ad esprimersi solo dipingendo, ma deve trovare il giusto sfogo anche nelle parole, fino a dare loro quello stesso spessore cromatico che emerge dai quadri, qualunque sia il tema che viene affrontato.
Una mostra importante, quindi, che ridà significato all’attività dei nostri artisti locali per un qualche ignoto motivo da troppo tempo trascurati, imponendo loro di avere le dovute soddisfazioni per il costante impegno in altri realtà dove gli vengono riconosciuti meriti che in patria purtroppo non hanno.
Non a caso per tanti sembra ormai naturale uscire dal cerchio delle quattro torri per ottenere quello che meriterebbero, a dire che il “nemo propheta in patria” non riesce a venire meno per motivi che tutti sappiamo ma che non merita ripetere.
(lb)



