Non temere, piccolo gregge

Domenica 10 agosto – XIX del Tempo Ordinario
(Qoe 1,2; 2,21-23; Col 3,1-5.9-11; Lc 12,13-21)

La situazione della Chiesa nel momento storico attuale ci aiuta a riscoprire e valorizzare l’ammonizione profetica di Gesù al piccolo gregge. Ci rendiamo conto di essere un piccolo gregge in una vasta società che non coltiva interessi religiosi, ma piccolo non vuol dire insignificante.
1. Il Padre ha dato a voi il Regno. A questo piccolo gregge, del quale anche noi siamo partecipi, il Padre ha affidato il suo Regno. Gesù ci esorta a non temere, e noi pur con tanti limiti sentiamo la responsabilità di essere custodi di un grande regno, di avere un tesoro da non sprecare.
Non pensiamo a evangelizzazioni di massa in grande stile, ma curiamo il piccolo gruppo perché la nostra piccola comunità di credenti diventi una comunità credibile, una comunità testimone di speranza.
Ricominciamo dal poco, da poche cose fatte con cura, preoccupiamoci dei rapporti con le persone ascoltando tutti con calma, perché solo con il proprio comportamento i cristiani possono diventare luce che illumina dolcemente il mondo. Non è più il tempo di imporsi con iniziative che sono al di fuori delle spirito del vangelo.
2. A chiunque fu affidato molto, molto sarà chiesto. Al piccolo gregge è stato affidato molto, e quindi molto sarà chiesto, anzi, quanto più grande è il dono ricevuto, tanto più grande sarà la richiesta finale.
Dato che la nostra attività, pur avendo una dimensione sociale orizzontale, è però guidata da quello che scende da Dio, a Dio renderemo conto del nostro operato. Lasciamo agli eroi le grandi imprese; a noi sarà chiesto il resoconto di cose molto semplici.
A un parroco verrà detto: Ti ho dato mille parrocchiani; come li hai guidati? A un genitore sarà detto: Ti ho dato dei figli, come li hai cresciuti? A un insegnante sarà chiesto conto dei suoi alunni, a un medico dei suoi pazienti, e così di seguito.
3. Il padrone giungerà nel mezzo della notte. La notte è il tempo del riposo, della riflessione, dell’intimità familiare; può essere anche il tempo della paura per tanti pericoli incombenti. Per i cristiani la notte è il preludio dell’intervento di Dio: nella notte di Natale celebriamo la prima venuta di Gesù, nella veglia pasquale proclamiamo la sua risurrezione; nella notte della vita aspettiamo l’alba radiosa dell’incontro con Gesù.
Leggiamo nel libro dell’Esodo: “Alla veglia del mattino il Signore gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta” (Es 14,24). Al mattino Mosè riceve la tavole della Legge: “Sul far del mattino, vi furono tuoni e lampi” (Es 19,16). Infine nel quarto vangelo leggiamo: “Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù” (Gv 21,4).
Il cristiano dunque non ha paura della notte, ma attende la venuta del suo Signore tranquillo in coscienza. Anzi, nei momenti più bui l’attesa diventa impaziente: “Sentinella, quanto resta della notte?” (Is 21,11).

† Alberto