Se la guerra è una sconfitta per tutti, cerchiamo insieme la pace

Il vescovo Mario ha partecipato alla commemorazione di Luigi Ferraris (fratello del bisnonno di mons. Vaccari) sul monte Maggio nell’Altopiano di Folgaria

Il Vescovo Mario celebra la S. Messa sul Monte Maggio (VI)

“Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro. Di tanti che mi corrispondevano non è rimasto neppure tanto. Ma nel cuore nessuna croce manca. È il mio cuore il paese più straziato”.
Sono le parole di Giuseppe Ungaretti, nella poesia “San Martino del Carso”, con le quali il vescovo Mario ha iniziato la sua omelia domenica 20 luglio scorso. Siamo a 1803 metri sulla cima del monte Maggio, tra le province di Trento e di Vicenza, nei luoghi “infernali” delle trincee della Prima Guerra Mondiale, dove migliaia di giovani persero la vita.
Tra questi anche Luigi Ferraris, celeberrimo calciatore e capitano del Genoa al quale è intitolato lo stadio di Marassi, tenente del 1° reggimento di artiglieria, che il 23 agosto 1915 venne colpito mortalmente da un proiettile e seppellito dai compagni.
Terminata la guerra, il padre Ettore e la madre Teresa riuscirono a trovare la salma del figlio, riportando i resti a Saluzzo nella tomba di famiglia, dove tutt’ora riposa. La vicenda di Luigi Ferraris ci riguarda perché era fratello del bisnonno del vescovo Mario, e la commemorazione di domenica scorsa è stato un momento emozionante, dove storia, passione per il Genoa e legami familiari si sono intrecciati.

Un momento della celebrazione sul Monte Maggio di domenica 20 luglio

Dopo l’ascesa alla vetta, dominata dalla grande croce che ricorda il sacrificio di migliaia di soldati italiani nell’opporsi alla grande offensiva austriaca del 1916, è avvenuta la celebrazione della Messa, dove assieme al vescovo ha celebrato don Piergiorgio Tommasi, sacerdote salesiano che segue il Gruppo Alpini di Laghi, grazie anche all’organizzazione dell’alpino Manuel Grotto; all’iniziativa era presente anche Paolo De Chiesa, già sciatore della Valanga Azzurra, giornalista, cugino di mons. Vaccari.
“Le parole della poesia di Ungaretti – ha detto il vescovo – raccontano bene questo momento dove possiamo sperimentare ancora una volta, con le parole di papa Francesco, che la guerra è una sconfitta per tutti, non solo perché provoca la distruzione delle cose materiali, ma anche per la morte delle persone, al cui seguito a volte si lasciano delle croci, come in questo luogo dove ne abbiamo viste molte lungo il percorso. Ma come dice Ungaretti nessuna croce manca nel cuore e allora noi oggi vogliamo portare con noi tutti i caduti. In questo ci soccorre la croce di Gesù, che nel suo nome diventa uno strumento di salvezza che ci apre alla vita dopo la morte”.
Fra Mario ha poi commentato la liturgia domenicale, evidenziando come ascolto e ospitalità siano le “parole chiave”.
“Sono due parole su cui ci giochiamo la nostra vita, perché quando siamo venuti al mondo siamo stati ospitati nel grembo di nostra madre, mentre le nostre famiglie ci hanno cresciuto. A nostra volta noi dobbiamo ricambiare questo amore ospitando l’altro, colui che è diverso da me, facendo spazio dentro di noi, perché se impariamo ad accogliere l’altro, impariamo ad accogliere Dio, che è l’Altro per antonomasia”.
Terminata la celebrazione, è stata inaugurata una bacheca informativa che racconta la vicenda del ten. Ferraris: da qui è stato raggiunto il luogo della prima sepoltura e deposto un mazzo di fiori.
“È stato bello – commenta il vescovo – radunare e ritrovare i tanti componenti della mia famiglia da parte di mia madre, mia zia Laura in primis, come è stato importante vedere i luoghi dove Luigi è stato, per dare concretezza ai racconti e agli aneddoti che ascoltavamo da piccoli, di questo tempo lontano della Grande Guerra”.
A distanza di molti anni da quegli eventi, il monito che la guerra è una sconfitta per tutti risuona anche oggi, in un mondo lacerato dai conflitti dove il dono e l’impegno per la pace sono quanto mai necessari.

Davide Finelli