Il racconto di Fiorenzo Simonelli
Sono state davvero una primavera e un inizio di estate intense nel Villaggio Laudato Si’ in Camerun, nella missione di Padre Adriano Armati coadiuvato dal lunigianese Fiorenzo Simonelli.
Fin dalla festa del primo Maggio che rappresenta un momento di convivialità durante il quale, dopo la celebrazione della S. Messa, gli operai della falegnameria, il personale della scuola e tutti gli accolti si ritrovano per condividere il pasto a base di piatti tipici.
E motivo di festa c’era davvero: alla falegnameria che dà lavoro a decine di persone sono arrivate commesse molto importanti, che garantiscono lavoro per tutto l’anno, comprese quelle del Presidente dell’Assemblea Nazionale e del ministro della Sanità. “Come Robin Hood, con lavoro onesto e pregevole rubiamo ai ricchi per distribuire ai poveri” è la battuta, non senza una punta di amarezza, che circola nella Missione.
Guardando poi all’agricoltura “il nostro ettaro di terra, coltivato con tecniche biologiche – spiega Simonelli – ci garantisce mais, patate dolci e salate, arachidi, soia, peperoncino e pomodori. L’allevamento di animali domestici si è arricchito con le lumache, molto redditizie, soprattutto per la bava molto apprezzata nel settore dell’estetica”.
Ma il fiore all’occhiello della Missione è la Scuola professionale, anche se l’ampliamento dei locali aveva subìto una momentanea battuta d’arresto per un guasto alla macchina per produrre mattoni. Comunque è molto migliorato l’assetto dei locali anche con la sistemazione delle toilettes.
Se dal punto di vista didattico i risultati del secondo trimestre non erano stati confortanti il bilancio di fine giugno vede su 137 allievi 124 che hanno terminato i corsi e di questi 3 su 4 sono usciti promossi.
Come sottolinea Fiorenzo, “anche una scuola tecnica non può prescindere da una seria valutazione sull’apprendimento delle nozioni, e comunque è stata una festa di gioventù e colori, con il proposito di raggiungere le 150 iscrizioni. Siamo soddisfatti del funzionamento della didattica e degli ateliers professionali e continuiamo a curare la crescita dei ragazzi più poveri di questa zona di Bafoussam”.
A giugno la Scuola Mestieri del Villaggio ha vissuto, al termine dei corsi, tre giornate “Porte Aperte”: i familiari degli iscritti ma anche di chi potrebbe iscriversi hanno visitano i differenti ateliers, seguendo in diretta gli allievi muratori, meccanici, elettricisti, e per la Scuola di Cucito apprezzando le composizioni delle ragazze. U
n’iniziativa che si rinnova ogni anno, molto partecipata, e che permette al Settore Scuola del Progetto di restare connesso con il territorio, per un fruttuoso interscambio di competenze e sensibilità.
“L’accoglienza negli ultimi mesi – spiega poi Simonelli – ha modificato la sua valenza di recupero, tanto da assomigliare ad una struttura di Casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII: ci hanno lasciato alcuni ragazzi usciti dal carcere, ma abbiamo ospitato per qualche mese Eva portandola al battesimo e ad un posto di lavoro; poi c’è la storia di Adriana in grave crisi depressiva post-partum e abbandonata dal marito col bambino; e quella di Yacinthe, orfano dei genitori, scappato dalla casa della zia perché mangiava per ultimo e non trovava più niente nella casseruola: ha solo 14 anni, ma un talento innato per la cucina. Bryan, autistico ed epilettico, è diventato la mascotte del Villaggio, tutti gli vogliono bene e devo dire che in sei mesi ha fatto progressi incredibili: si lava da solo, dorme nella sua stanzetta ed è sicuramente meno ‘selvaggio’ di quando è arrivato”
“Credo vada accettato che l’accoglienza stia assumendo i lineamenti di una Casa famiglia, o semplicemente di un rifugio al quale arrivare per poi, nei giusti tempi, ripartire – commenta infine – mi prendo cura, personalmente, di dodici accolti tra cui il cinquantenne schizofrenico che ha ucciso la madre, ma anche di un nugolo di bambini che tre volte la settimana ospito per la tombola con ricchi premi… Sì, perché il materiale e i regali che mi arrivano dalla Val di Magra mi commuovono e fanno la gioia, anche disordinata e rumorosa, di questi piccoli… Padre Adriano è missionario da quasi mezzo secolo, per me si tratta, come ho già scritto, di una ‘laica opportunità’: ma è certo che teniamo viva questa fiammella di carità operosa, in un Paese tanto bello quanto disgraziato, fin che le forze ce lo consentiranno… Grazie a tutti voi per la vicinanza e l’attenzione”.



