Festeggiata nella Lunigiana Storica la memoria liturgica della Madonna del Carmine. È uno dei momenti mariani più importanti. A San Nicolò di Pontremoli e alla chiesa del Carmine di Carrara le celebrazioni più significative

La venerazione per la Madonna del Carmine, il 16 luglio di ogni anno è uno dei momenti mariani più significativi. Da Arzelato, una delle parrocchie più alte della nostra diocesi, alla Pieve di Crespiano al centro cittadino di Carrara, ma anche molti altri luoghi non lontani dalla nostra chiesa locale, quali ad esempio la città di Pisa (dove le celebrazioni sono state presiedute nella chiesa di Corso Italia dal nuovo metropolita mons. Saverio Cannistrà, anch’egli carmelitano), la prepositurale di Borgotaro o la parrocchiale di Tarsogno, nel parmense, o il Monastero di Santa Croce a Bocca di Magra.
Tutti posti che sono riuniti da un’unica tradizione: la festa della Vergine Maria, Regina Decor Carmeli – Regina di una bellezza che richiama purtroppo anche una certa nostalgia di pace se pensiamo che, a non troppa distanza dal Monte Carmelo, si sta consumando un conflitto bellico che allontana proprio dalla “bellezza” del saper essere fratelli e cristiani.
Il culto della Madonna del Carmine risale alla fondazione dell’ordine dei Carmelitani e alla loro dimora in Palestina, situata per l’appunto sul Monte Carmelo. La tradizione biblica narra infatti che, in quel luogo, il profeta Elia (ritiratosi insieme ad altri uomini che con un termine moderno si direbbero eremiti) invocò la protezione di Dio e difese la fede combattendo una lotta contro i sacerdoti del dio Baal. Successivamente venne lì costruita una chiesa che fu dedicata alla Vergine.

Nel corso dei secoli l’ordine dei carmelitani andò diffondendosi anche in Europa dove, ai religiosi di questa “famiglia”, venne attribuita una buona fama per la predicazione che essi diffondevano. Si narra poi che nel tredicesimo secolo la Vergine stessa apparve a San Simone Stock (in quel momento priore dell’ordine carmelitano) e gli consegnò il famoso “scapolare”, cioè un pezzo di stoffa che simboleggia un’appartenenza speciale alla Madonna: a chiunque lo avesse indossato Maria avrebbe promesso la Sua protezione e la salvezza eterna.
Questo simbolo rappresenta dunque un atto di preghiera ma anche di fede. Una fede che, seppur diversamente, ha raggiunto anche il territorio di Pontremoli ed in particolare la pieve di Vignola (dove la festa si celebra la seconda domenica di agosto) e la chiesa di San Nicolò. In quel rione le solenni celebrazioni hanno luogo la domenica successiva al 16 luglio. A San Nicolò, la tradizione di questa festa mariana ha radici molto antiche e risale almeno all’inizio del XVII secolo, quando giunsero a Pontremoli i monaci carmelitani.
A questo ordine religioso vennero affidate la chiesa dell’ospedale vecchio, e il beneficio della vicina ed antica chiesa romanica di San Giorgio.
In quella che in quel momento era la chiesa “nuova” si provvide a custodire una statua che riproduceva l’immagine di una maestà mariana che sorgeva nei pressi della chiesa stessa. Quando, quasi due secoli dopo, i monaci lasciarono definitivamente Pontremoli l’immagine della Madonna (così come altri arredi del luogo) venne portata nella chiesa di San Nicolò, dove tutt’ora è amata ed invocata.
Da allora gli abitanti del centro storico le riservano una particolare venerazione e ne custodiscono (anche con un po’ di attenta gelosia!) la tradizione dei festeggiamenti, che anche quest’anno hanno previsto un triduo di preparazione, seguito, domenica scorsa dalla messa solenne animata dalla Corale Santa Cecilia di Pontremoli.
Sabato sera, la Madonna del Carmine è stata occasione per la tradizionale cena comunitaria del rione lungo via Garibaldi. A Carrara, la celebrazione nella chiesa del Carmine, in Piazza Accademia, è stata presieduta dal vescovo fra’ Mario Vaccari, coadiuvato dai parroci dell’Unità Pastorale Carrara Centro e da altri concelebranti.
(Fabio Venturini)



