Ildegarda di Bingen: una donna dalla sorprendente modernità
Ildegarda di Bingen (1098 – 1179)

Ildegarda di Bingen nasce nel 1098 a Bermersheim vor der Höhe, piccola località su una collina stretta fra il Reno e la foresta del Palatinato nell’attuale Germania centro occidentale.
Ultima di dieci fratelli, non è stata “solo” monaca benedettina, scrittrice, mistica e teologa ma anche profetessa, guaritrice, erborista, poetessa, musicista e perfino consigliere politica, interpellata da personaggi del calibro dell’imperatore Federico Barbarossa, dei re Corrado III di Svevia Hohenstaufen e Enrico II d’Inghilterra, del futuro santo Bernardo da Chiaravalle, dei papi Eugenio III (il monaco cistercense pisano Pietro Bernardo dei Paganelli), Anastasio IV (il romano Corrado della Suburra) e Adriano IV (l’inglese Nicholas Breakspear).
Bambina di salute cagionevole, per volere dei genitori, da lei condiviso, nel 1106 entra nell’Abbazia di Disibodenberg, fondata dal monaco ed eremita del VII secolo Disibodo d’Irlanda e del quale avrebbe scritto una “Vita” intorno al 1170.
Ildegarda già all’età di cinque anni aveva iniziato ad avere le frequenti visioni che la avrebbero accompagnata per tutta la vita e che definiva “visioni non del cuore o della mente, ma dell’anima”.

Una delle visioni di Ildegarda di Bingen che la descrive al suo segretario (tratto dal manoscritto Scivias del 1162 – da Wikipedia)

Nel 1150 fonda un monastero femminile nella vicina città di Bingen e vi si trasferisce; qualche anno dopo, poco lontano, fonda un’altra abbazia (questa ancora esistente) ad Eibingen. Caso unico per l’epoca, fra il 1159 e il 1170, ottiene il permesso per compiere quattro viaggi pastorali che la portano a predicare, fra l’altro, nelle cattedrali di Colonia, Treviri, Liegi, Magonza, Metz e Würzburg.
I temi che affrontava erano i più svariati, gli ambiti degli studi ai quali si dedicava i più ampi: aveva introdotto concetti di straordinaria attualità come la salvaguardia del Creato e famose sono le sue ricerche nel campo della salute e gli scritti nei quali teorizza già concetti che oggi sono propri della medicina integrata.
Come ci ricorda oggi il dott. Andrea Geraci dell’Istituto Superiore di Sanità, le teorie di santa Ildegarda partono dal concetto classico che la salute umana dipende da un equilibrio ideale di umori, ma discendono anche dalle osservazioni nel giardino delle erbe del suo monastero e nella relativa infermeria.
Una dieta sana è indispensabile per nutrire bene il corpo e deve essere affiancata da un approccio positivo alla vita per nutrire e arricchire la componente spirituale. Altre indicazioni: vivere con moderazione, cercare l’equilibrio nei diversi ambiti (nella assunzione dei cibi ma anche nel sesso, nel sonno e nel movimento…), la pratica del diguno fino alla descrizione del significato nascosto delle malattie quali occasioni per cambiare gli atteggiamenti sbagliati della vita.
E poi l’elenco delle 35 virtù e degli altrettanti vizi, l’indicazione dei cibi da utilizzare maggiormente in cucina (farro, castagne, finocchio i più completi per una dieta sana) fino ai benefici delle erbe.
Se l’artemisia è molto indicata per l’intestino, la santoreggia cura il cuore debole e lo stomaco malato, ma è utile anche contro la tristezza; e ancora l’issopo per la tosse, il mal di fegato e l’affanno, i benefici dell’achillea per i convalescenti, mentre la polvere di ortica purifica lo stomaco. E per il bene dell’anima c’è l’arte, pittura o musica che siano. Senza dimenticare il perdono: utile strumento per abbassare la pressione, la frequenza cardiaca e lo stress in generale.

Paolo Bissoli