Intervista al dottor Luca Bertocchi, Coordinatore della Medicina di Gruppo della Casa della Salute

Un’adesione convinta al progetto Casa della Comunità tra pochi mesi operativo a Pontremoli, ma anche alcune perplessità relative all’organizzazione del servizio all’interno dello storico edificio dell’ex scuola Mazzini: questa in sintesi la posizione espressa da Luca Bertocchi, medico di base e coordinatore della Medicina di Gruppo della Casa della Salute di Pontremoli, che ha accettato di parlare del progetto con il nostro settimanale.
Dottor Bertocchi, una Casa della Comunità svolge un ruolo centrale nel sistema sanitario territoriale e tramite il lavoro in equipe favorisce una miglior presa in carico del paziente. Quali strumenti digitali o innovazioni utilizzate per facilitare il lavoro, l’accessibilità e i servizi per i pazienti?
Le Casa della Comunità rappresentano un’implementazione delle attuali Case della Salute, con l’obiettivo di essere dei veri e propri punti di riferimento sanitari e socio assistenziali per i cittadini. Il loro obiettivo è quello di offrire una presa in carico complessiva dell’assistito, proponendo percorsi di cura integrati tra servizi sanitari, territoriali ed ospedalieri. Come Medicina di Gruppo proporremo, e se possibile, miglioreremo, i servizi digitali offerti: una segreteria con personale infermieristico e di studio, un centralino operativo per contatto vocale diretto, un servizio email dove richiedere prescrizioni di medicinali ed esami, con tempi di risposta non superiori alle 24/48 ore, un’applicazione facilmente utilizzabile per prenotare la visita col curante. Manterremo inoltre la modalità di accesso mediante appuntamento e ci sarà uno spazio per eventuali urgenze.
Ci saranno forme di collaborazione anche con altre realtà mediche?
Sì, è previsto un legame ancora più stretto con le colleghe pediatre di libera scelta, con le infermiere territoriali dell’Adi e con specialisti che periodicamente opereranno nel nostro contesto.

La realizzazione di una Casa della Comunità in un vecchio edificio storico comporta una serie di criticità. S’è riusciti a conciliare le specifiche esigenze sanitarie con la struttura originale?
È una domanda opportuna, quanto delicata. L’individuazione dell’edificio di Via Mazzini non è dipesa dai medici. Abbiamo ripetutamente ribadito la disponibilità a proseguire l’esperienza della Medicina di Gruppo nell’ambito di una realtà territoriale strutturata, prima casa della salute, ora casa della comunità. Se avessimo potuto scegliere, verosimilmente avremo scelto altro.
Quali sono le vostre maggiori perplessità sull’edificio?
La collocazione non al piano terra, ma al primo piano, con un solo ascensore, sale d’attesa risicate per un così elevato numero di pazienti, disposizione delle pediatre, a cui si accede con passeggini, al secondo piano. Col senno di poi, sarebbe stato molto utile essere coinvolti fin dalla stesura del progetto, evidenziando ai tecnici quali fossero le esigenze, nostre e dell’utenza.
Per una CdC che serve un bacino di oltre 7.000 cittadini con un afflusso di utenti spesso anziani o disabili ritenete che la disponibilità di parcheggio sia sufficientemente garantita?
Come medici, abbiamo più volte espresso preoccupazione e perplessità per i parcheggi esterni; abbiamo sollecitato ripetutamente l’Amministrazione, chiedendo che si faccia garante della viabilità e proponga soluzioni. Lo spazio interno del piazzale sarà inevitabilmente destinato, e forse non senza difficoltà, ai mezzi degli operatori, medici ed infermieri, e ai disabili.
E per l’utenza che spazi rimangono?
Il parcheggio più vicino è quello della stazione, che spesso risulta già saturo di prima mattina, e i pochi spazi presenti tra Piazza Aurelio Saffi e le vie Mazzini, Cocchi e Malaspina. Soprattutto nei primi tempi, seppur di fisiologico assestamento, questa risulterà una criticità notevole, tenendo in considerazione che l’utenza è costituita non solo da pontremolesi, che potrebbero raggiungere la struttura a piedi, ma anche da persone provenienti da tutto l’ambito dell’Alta Lunigiana.
Le novità evidenziate non sono poche, ma anche le criticità. Con quale spirito i medici della Medicina di Gruppo entreranno a far parte della Casa della Comunità?
La Casa della Comunità è un arricchimento per il territorio, lo ribadiamo. Per questo ci impegneremo affinché le attività all’interno della struttura siano organizzate e gestite nel modo più semplice e funzionale possibile. Le nostre preoccupazioni vanno di pari passo alla disponibilità a collaborare, per il nostro lavoro e per gli assistiti. A tal proposito, sollecitiamo una sorta di tavolo permanente con tutte le figure e gli enti coinvolti, per trovare soluzioni virtuose e possibili. Desideriamo anche renderci disponibili, nei mesi precedenti il nostro trasferimento, ad incontri aperti alla città, per presentare il progetto, evidenziare criticità, ma anche pregi, e soprattutto per promuovere comportamenti e modalità di accesso che rendano il servizio ben organizzato ed efficiente.
(Severino Filippi)



