
“La pace forse non è possibile, c’è un odio tremendo tra questi due uomini”. Forse pensava che dopo tre anni di guerra, distruzione e morte, dopo un’invasione arbitraria di un Paese, gli animi fossero distesi, sereni, gioiosi, pronti ad accogliere il grande pacificatore.
Non ci voleva un grande genio per capire che la guerra, soprattutto quando è fatta di sopraffazione, quando teme lo spettro di sudditanze già sperimentate, genera odio. Non può, purtroppo essere diversamente. Un conto è parlare di guerra sui campi da golf della Florida, un altro conto è vivere nel terrore delle sirene a Kiev e a Odessa. Ogni casa distrutta, ogni ponte demolito, ogni morto, ogni ferito, ogni giorno di fame sono stille di dolore, ma anche di rancore, che sfocia facilmente nell’odio. è la guerra. Ma Trump sbaglia quando riduce le sorti della guerra nel rapporto tra due persone. Putin è sicuramente il protagonista assoluto della Russia. Zelensky porta sulle spalle la disperazione di un popolo esausto e nel suo sentire non è assolutamente solo. Perchè non è questione di persone singole, è in gioco la libertà e l’indipendenza di un popolo.
Mentre nella sua megalomania Trump aveva pensato di risolvere le guerre in 24 ore. Non parliamo di Gaza dove gli israeliani stanno per invadere militarmente spingendo a una nuova migrazione la popolazione già stremata dal blocco degli aiuti internazionali. Ma in Ucraina forse qualche spiraglio c’è .

Forse l’atmosfera di S. Pietro ha “illuminato” Trump. Forse anche troppo tanto che si è “sentito Papa”, e la Casa Bianca ha pubblicato una foto irriverente e offensiva nei confronti dei cattolici tanto da costringere il card. Dolan a parlare di brutta figura. Comunque non solo ha scoperto che la guerra naviga nell’odio, ma anche: “Non so se Putin voglia la fine della guerra, forse mi sta prendendo in giro” capovolgendo (non è una novità) la convinzione che fosse di Zelensky la responsabilità. Con la firma dell’accordo sulle terre rare i rapporti Usa Ucraina cambiano, diventano più stretti e mettono in allarme la Russia. La cosa non è stata presa bene: “è un altro passo verso la colonizzazione dell’Ucraina”, dice Alexei Chepa, vicepresidente della commissione Affari esteri. L’accordo ha trasformato l’Ucraina in una colonia mineraria”. Putin aggiunge: ‘Posso vincere senza l’atomica, la riconciliazione con i nostri vicini è inevitabile’.
Quando si sa che le sue mire vanno ben oltre la Crimea e le regioni oggi conquistate. La “riconciliazione”, parola stupenda, in bocca a Putin significa occupazione o, almeno, un governo fantoccio sottomesso ai voleri di Mosca come quello Bielorusso. Il trattato sulle terre rare costringe Trump, che avrebbe voluto volentieri uscire dalle trattative di “pace”, a difendere i suoi interessi e quindi in qualche modo a stringere Putin all’angolo con la minaccia di nuove sanzioni e con lo spostamento, secondo il New York Times, del sistema di difesa aerea Patriot in Ucraina. Forse l’odio può essere superato cinicamente dagli affari.
Giovanni Barbieri



