Un incontro al Museo diocesano di Massa sul recupero della tela del XVI secolo

Il quarto degli incontri nell’ambito della mostra “Sentieri di Speranza. Viaggi di fede e umanità” allestita a Massa nei locali del Museo diocesano, era incentrato sul tema “Nuova vita per antiche devozioni: il restauro della Apparizione a San Giacomo”, dedicato al recupero di una grande tela conservata nella chiesa parrocchiale di Cotto, piccola comunità del fivizzanese.
Nell’incontro Claudia Crocini, restauratrice che si è occupata del recupero della tela, ha descritto il lavoro di restauro del dipinto oggi esposto nel Museo ma che proviene appunto dal paese della valle del Rosaro, a pochi chilometri dal centro di Fivizzano lungo una strada di antica percorrenza che lo collega con la popolosa frazione di Agnino.
La restauratrice, all’alba del terzo millennio, si era già occupata del restauro della grande cupola che sovrasta l’altare, che i committenti della chiesa avevano voluto a immagine di quella dell’allora Cattedrale di Pontremoli. Un quarto di secolo dopo Claudia Crocini è stata chiamata di nuovo a Cotto ad affrontare la sfida del recupero di una tela in precario stato di conservazione, mancante quasi del tutto del telaio originale, lacerata in alcuni punti e coperta da una spessa patina di sporco che lasciava appena percepire le figure della composizione pittorica, complice anche il deterioramento dei colori.

Eppure, fin dal primo esame, il dipinto aveva rivelato una fattura pregevole e un’origine antica che giustificava l’avvio del restauro in laboratorio. Prima la messa in sicurezza del quadro, poi l’intervento sulla tela con materiali naturali per scongiurare un’azione troppo “aggressiva” sull’opera. Lentamente i colori originali sono riemersi in tutta la loro vivacità, così da rivelare tutti quei particolari del dipinto prima impossibili da osservare.
Oggi, a restauro ultimato, l’esposizione della pala sancisce il recupero di un’opera del XVI secolo, assegnata ad un anonimo artista di presunta scuola manierista fiorentina, che viene restituita ad una comunità come quella di Cotto che, con l’aiuto di molti anche di altri territori, si è mobilitata ed è riuscita a promuovere un restauro che all’inizio sembrava traguardo lontanissimo.
Un’operazione che in origine, tre anni fa, appariva molto difficile, anche per i notevoli costi del restauro: una somma consistente raggiunta grazie a una raccolta fondi diffusa e popolare, con innumerevoli piccole offerte (da 2 euro) e alcune più consistenti grandi (anche da donatori anonimi) che hanno permesso di raggiungere un obiettivo ambizioso.
Nell’incontro a Massa si è anche parlato del paese di Cotto, comunità unica nel suo genere soprattutto per la presenza di quella chiesa intitolata a San Giacomo apostolo e la cui mole, sottolineata dalla grande cupola in rame, è visibile dal centro di Fivizzano.

Un’antica cappella a Cotto era censita già nelle decime della fine del XIII sec. dipendente dalla Pieve di San Paolo a Vendaso e divenuta parrocchia autonoma nel 1568. Nel 1811 il vecchio edificio era in degrado, ormai irrecuperabile: da lì il progetto di costruire una nuova chiesa, messo in atto negli ultimi decenni dell’Ottocento.
Riaperta al culto nel 1897 a lavori non ancora ultimati, è un’opera voluta da don Giacomo Martinelli, sacerdote figlio di una importante famiglia di Cotto. Lo sottolinea la targa in marmo posta sopra il portale in arenaria proprio sul palazzo antistante la chiesa.
Si ricorda appunto la figura di don Giacomo, nato qui il 29 gennaio 1853, “che ideò e costrusse col sacrificio della sua vita stroncata a 44 anni questo insigne monumento di fede e di arte”.
Il sacerdote, morto proprio nell’anno dell’inaugurazione, affidò il progetto della nuova chiesa a Carlo Tonelli, l’ingegnere che negli stessi anni aveva realizzato lo stabilimento termale di Equi.
Fu una spesa enorme per la piccola comunità di agricoltori quella che si trovarono a sostenere per la nuova chiesa, alla quale fecero fronte anche con le generose offerte che don Giacomo ottenne dai tanti compaesani emigrati, soprattutto nelle Americhe.
Paolo Bissoli



