Leone XIV, il primo Papa agostiniano. Missionario, pastore di una diocesi e membro della Curia romana.
Un profilo di Robert Francis Prevost, nato a Chicago il 14 settembre 1955. Dalla laurea in matematica a Papa della Chiesa cattolica

“Al Prevosti ié dvëntà Papa!”. Probabilmente sorridendo in molti avranno pensato al nostro dialetto popolare che identificava nel prevosto (o proposto) un sacerdote cui era affidata la cura di una chiesa di particolare importanza. Ed è così che questa buffa coincidenza fa di papa Leone XIV il primo statunitense ad essere eletto al soglio pontificio.
Ma il card. Robert Francis Prevost (questo il nome di battesimo del nuovo Papa) pur essendo nato in America vanta origini francesi, spagnole e italiane. Leone XIV è il primo papa dell’ordine dei monaci agostiniani, il primo che affacciandosi dalla loggia della Basilica vaticana ha letto il discorso di saluto, il primo che può vantare persino una laurea in matematica.

Nato il 14 settembre 1955, il giovane Robert entra nell’ordine di Sant’Agostino e, dopo aver compiuto gli studi in Pennsylvania, si perfeziona in Diritto canonico a Roma, presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum). Sempre a Roma, non ancora ventisettenne, è ordinato sacerdote il 19 giugno 1982. Nel 1985 parte missionario per il Perù dove compirà quasi interamente il suo ministero di sacerdote, monaco, insegnate, parroco e vescovo. Nel 1999 viene eletto priore provinciale della Provincia agostiniana “Madre del Buon Consiglio” di Chicago.
Nel 2001 (e riconfermato nel 2007) è nominato priore generale dell’ordine di Sant’Agostino. Questo comporta che il futuro Papa debba trasferirsi a Roma da dove ripartirà soltanto nel 2013 per rientrare a Chicago. L’anno successivo è chiamato ad essere vescovo per la diocesi peruviana di Chiclayo (prima come amministratore apostolico e poi come ordinario).
Nel gennaio 2023 il futuro pontefice deve nuovamente tornare a Roma: Papa Francesco lo ha nominato prefetto del Dicastero vaticano per i Vescovi e nel settembre successivo lo crea cardinale.

Potremo dire che nel profilo biografico di papa Leone non manca proprio nulla. Riassume infatti tanto una lunga esperienza missionaria quanto la capacità governativa, l’essere stato pastore di una diocesi e membro della Curia romana.
Ma quello che forse conta più di tante cose è la sua provenienza da un ordine carismatico e filosofico quale è quello agostiniano. E proprio citando questo grande santo, Papa Leone XIV nel suo primo discorso al mondo, ha voluto ripetere le parole che il Dottore della Chiesa scrisse nell’anniversario della sua elezione episcopale: “con voi sono cristiano, per voi sono vescovo”.

Anzitutto “con voi cristiano”. Per il cristiano il cursus honorum, cioè la carriera, inizia e termina con il Battesimo mentre tutti gli incarichi che si può essere chiamati a rivestire (persino quello del Papa) sono servizi che non devono inorgoglire la persona quanto piuttosto spronare a farsi sempre più prossimi alle necessità dei fratelli: di qui ciò che ha voluto trasmettere il Papa nella sua prima omelia affermando quanto sia necessario “sparire perché rimanga Cristo”.
Ma il nuovo vicario del Signore Gesù ha ricordato anche come “per noi” sia vescovo. Una chiara interpretazione di umiltà che ricorda come la salvezza di un buon pastore non sia fine a sé stessa poiché si salva soltanto quando, insieme a lui, riesce a condurre al Signore il popolo che gli è stato affidato.

Papa Prevost ha assunto il nome di Leone, lo stesso che fu di Leone Magno, papa della comunione e che secondo la tradizione fermò Attila ma anche di Leone XIII, il papa della Rerum Novarum, che a margine della rivoluzione industriale incoraggiò la collaborazione tra le classi sociali e difese il diritto alla proprietà privata e quelli dei lavoratori.
Ma in molti hanno ricordato come anche vicino al poverello d’Assisi ci fosse un certo frate Leone che (forse già sacerdote e suo confessore) accompagnò san Francesco nella sua missione e, dopo la morte, ne testimoniò le opere.
In questo atto è forse possibile leggere un qualche messaggio di continuità col ministero di Papa Francesco nonostante ogni persona abbia il proprio stile e, seppur chiamata a ricoprire lo stesso ruolo, vive la missione in un modo “tutto suo” e che non può e non deve eguagliare quello di nessun’altra.
(Fabio Venturini)



