Beato Flavien Michel Melki
Beato Flavien Michel Melki
Beato Flavien Michel Melki

Giacomo Melki nacque nel 1858 a Kalaat Mara, vicino Mardin (attuale Turchia), in una famiglia appartenente alla Chiesa Siriana Ortodossa. A dieci anni fu inviato dai genitori nel monastero di Zaafarane, dove studiò liturgia, arabo, siriaco e turco. Divenuto diacono, ricoprì l’incarico di istruttore dei novizi e archivista della biblioteca del monastero. Durante questo periodo approfondì i suoi studi con la lettura dei Padri della Chiesa Orientale, maturando la decisione di aderire al cattolicesimo. Nel 1879, nonostante la contrarietà dei parenti e le resistenze dei confratelli, Melki si recò in Libano nel seminario di Charfé, presso il Patriarcato Cattolico, per continuare la formazione teologica. Nel 1883 emise i voti religiosi nella Comunità dei Fratelli di Sant’Efrem, nata con lo scopo di riportare i giacobiti, cioè i siriani ortodossi, nell’ambito della Chiesa Cattolica. Assunse il nome religioso di Flavien Mikhaiel. Il 13 maggio dello stesso anno venne ordinato sacerdote ad Aleppo. Subito dopo, fu nominato professore del Seminario di Mardin e missionario presso i villaggi giacobiti e russi, per seguire ed aiutare i cattolici ivi residenti. Nel 1895, dopo che i curdi ebbero attaccato i villaggi cristiani e massacrati molti civili, si adoperò per venire incontro alle loro necessità primarie di cibo e sostentamento, conducendo una vita completamente votata a Dio, nella povertà e nell’obbedienza. Per questa sua sollecitudine fu nominato Corepiscopo, Vicario Generale, e Responsabile per l’assistenza spirituale e materiale dei cristiani dei villaggi più lontani. Nel 1910 fu nominato Vicario Patriarcale di Mardin e il 19 gennaio 1913 venne consacrato Vescovo di Djézireh. Il suo apostolato fu centrato sulla formazione dei presbiteri usciti dal giacobismo, sulla riparazione di molte chiese distrutte e sulla costruzione di nuove. Durante la Prima Guerra Mondiale, cercò di fermare il piano dei “Giovani Turchi” di persecuzione del popolo armeno, coinvolgendo la totalità dei cristiani residenti nei territori coinvolti. Pur potendo fuggire e salvarsi, decise di rimanere con i suoi fedeli, ai quali continuò ad infondere sicurezza, spronandoli a rimanere sempre saldi nella propria fede. Nell’estate del 1915 fu arrestato dalle autorità ottomane come unico responsabile della propria comunità. Sottoposto ad un interrogatorio e a lunghe torture, dopo aver rifiutato di convertirsi all’Islam, il 29 agosto 1915 fu condannato a morte e fucilato a Djézireh (Turchia). Fu ucciso in quanto Vescovo cristiano. Il contesto storico e socio-culturale in cui maturò la vicenda era di chiara persecuzione anticristiana. Egli ebbe la possibilità di fuggire per salvarsi, ma decise di rimanere con i suoi fedeli anche durante la prigionia. La disponibilità al martirio non fu solo una “grazia dell’ultimo momento”, ma la conclusione di una esistenza virtuosa interamente consacrata alla sequela Christi nella vita religiosa, come membro della Fraternità di Sant’Efrem. È stato beatificato il 29 agosto 2015 sotto il pontificato di Papa Francesco.