Dare concretezza all’impegno verso la cura del Creato

“Laudate Deum”: riflessioni a margine

Inizia con questo una serie di articoli attorno all’esortazione Laudate Deum che Papa Francesco ha reso pubblica lo scorso 4 ottobre.
Quattro contributi, uno per settimana, affidati a uomini e donne, cattolici e laici, operanti a diverso titolo nel nostro territorio, offriranno altrettante riflessioni sull’esortazione papale sulla crisi climatica e sui suoi diversi spunti.

Papa Francesco all’Angelus (Foto Vatican Media/SIR)

Se, dopo l’enciclica Laudato Si’ e le migliaia di articoli, convegni, interpretazioni teologiche, incontri che ne sono seguiti, il Santo Padre ha sentito l’urgenza di richiamare l’attenzione sul tema del Creato con l’esortazione Laudate Deum, significa che in qualcosa abbiamo sbagliato.
Quindi, per accogliere in modo concreto a questo nuovo appello dobbiamo sentirci chiamati, visto che “il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura” (L.D. 2).
L’Esortazione offre diverse sollecitazioni. Nella Laudate Deum il Santo Padre mette in guardia nei riguardi di coloro che “relativizzano” i segni dei cambiamenti climatici, minimizzando il problema o ponendo in ridicolo chi parla di riscaldamento globale o di chi scarica ogni tipo di colpa “come al solito” (L.D. 9) sui paesi più poveri.
Francesco non esita ad affermare che questo approccio al problema è molto presente anche all’interno della Chiesa stessa ed è concretamente tangibile nel pochissimo interesse che si trova, da parte della stragrande maggioranza dei praticanti, nel “superare la logica dell’apparire sensibili al problema e allo stesso tempo non avere il coraggio di effettuare cambiamenti sostanziali” (L.D. 56).

Papa Francesco (Foto SIR/Parlamento europeo)

Riemerge con grande forza il tema dell’ecologia integrale proposto dal Papa nella Laudato Si’, che vede nella complessità e nella sua comprensione lo sfondo per analizzare le problematiche sociale ed ambientale del nostro tempo.
Non è possibile separare la crisi climatica dai movimenti migratori e dal sistema economico: sono ingranaggi che rispondono l’uno all’altro e che indirizzano il mondo, in maniera forte e decisa, verso la non sostenibilità.
Il dogma della crescita infinita e illimitata porta a concepire il creato come una risorsa da spremere per massimizzare il profitto senza preoccuparsi di cosa questo potrà implicare per le generazioni future: “L’immensa crescita tecnologica – ripete ancora Francesco, riprendendo le parole della Laudato Si’ – non è stata accompagnata da uno sviluppo dell’essere umano per quanto riguarda la responsabilità, i valori e la coscienza” (L.D. 24).
L’umanità è simile ad un pattinatore, intento a viaggiare velocemente quando invece avrebbe bisogno di fermarsi per affrontare il tema del suo futuro. Per farlo servono tempi e luoghi per il confronto e per formarsi adeguatamente per tentare di invertire la rotta.
Una delle preoccupazioni più grandi che legano la Laudato Si’ e la Laudate Deum è quella di dare concretezza all’impegno verso la cura del Creato.
Incidere nel reale, con le scelte quotidiane, deve essere la leva che ci porta verso scelte concrete e sostenibili, sapendo che anche le piccole buone pratiche quotidiane di ciascuno di noi possono contribuire a fermare la “macchina mondo” lanciata verso l’autodistruzione. Sono scelte che partono dalla consapevolezza.
Quanti sanno da dove arrivano i prodotti che acquistano, dei viaggi che fanno alcuni cibi presenti ogni giorno sulla nostra tavola, del fatto che non basta la scritta “bio” per avere un prodotto eco sostenibile? Quanti hanno percezione delle condizioni di vita di chi sorregge il nostro benessere?
Non sono domande fuori luogo, ma pungoli che ci possono aiutare a capire che la Laudate Deum non ha per destinatari i grandi della terra ma tutti noi, uomini e donne di buona volontà che, nel loro piccolo possono incidere sul futuro del pianeta.

Alessandro Conti
Direttore dell’Ufficio diocesano
della Pastorale Sociale e del lavoro