Patrick Zaki condannato a tre anni

Svaniscono le speranze del giovane egiziano di essere assolto e tornare, così, in libertà

(Foto ANSA/SIR)

“Il peggiore degli scenari possibili. Patrick Zaki condannato a tre anni”. Lo scrive su Twitter il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury.
Martedì 18 luglio, a Mansoura, era in calendario l’undicesima udienza a carico del ricercatore egiziano, arrestato in Egitto nel 2020 e laureatosi il 5 luglio all’Università di Bologna (a distanza), in Letterature moderne comparate post coloniali curriculum Gemma.
“Spero come sempre che il caso sia chiuso e mi sia permesso viaggiare normalmente”, scriveva Zaki su Facebook, poco prima dell’udienza in Egitto. E invece l’udienza si è conclusa con la condanna sopra ricordata.
“È una terribile notizia che giunge del tutto inattesa, mentre abbiamo ancora negli occhi l’immagine di Patrick neolaureato con lode nel corso che gli ha fatto scegliere Bologna”. Così il rettore dell’Università di Bologna, Giovanni Molari, commenta la decisione dei giudici egiziani.
“Speriamo non sia confermato che questa sentenza significa altri 14 mesi di carcere: sarebbe un’ingiustizia e un dolore immenso per Patrick, per tutti i suoi cari, per tutti coloro che in questi anni hanno sofferto e resistito con lui.
Zaki è stato “intrappolato da anni in un processo farsa” e viene “trattato da un regime antidemocratico – rimarca la presidente della Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, Emma Petitti – come un vero delinquente. Una evidente sentenza politica, il limite è stato superato, servono pressioni internazionali decise che obblighino il regime a tornare sui suoi passi”. Ora Serve “l’impegno di tutti, a partire dall’Ue, non possiamo lasciare solo questo ragazzo”, conclude la presidente.
La parlamentare europea Elisabetta Gualmini (Pd) rimarca come Zaki sia stato “trascinato via dall’aula tra i pianti e le urla della famiglia” e chiede che l’Egitto spieghi questa condanna”.
Il parlamentare Marco Lombardo (Azione) chiama in causa il Governo, sostenendo che “il silenzio su questa vicenda non ha nulla a che fare con il rispetto delle prerogative di un altro Stato”.
Prese di posizione decise sono richieste da molti anche alla Ue ed a tutta la comunità internazionale.
Patrick Zaki si trovava in Italia dall’autunno del 2019 per frequentare un master universitario presso l’Università di Bologna.
Il 7 febbraio 2020 è ritornato in Egitto per visitare i suoi parenti ed è stato catturato dagli agenti dei servizi segreti egiziani, senza che la notizia trapelasse per due giorni.
I capi d’accusa vanno dalla minaccia alla sicurezza nazionale all’incitamento a proteste illegali, a sovversione, diffusione di false notizie, propaganda per il terrorismo.
Contro di lui solo alcuni post pubblicati nel suo profilo Facebook ma il governo egiziano, sostiene che Zaki sarebbe stato attivo in Italia per approfondire una tesi sull’omosessualità e per incitare contro lo stato de Il Cairo.

Agenzia Dire