Ritrovata una lettera di Alfonso I d’Este all’Ariosto

Sottratta al mercato antiquario, ora è conservata all’Archivio di Stato di Massa

Ludovico Ariosto (Reggio Emilia 1474 – Ferrara 1533) ritratto da Tiziano nel 1510 circa

Il 9 marzo è stata consegnata all’Archivio di Stato di Massa una lettera del 13 febbraio 1524 inviata dal duca di Ferrara Alfonso I d’Este all’Ariosto mentre era in Garfagnana come commissario, inviato per riportare legge e ordine in un territorio ribelle ai nuovi signori. La vicenda ha il sapore del giallo: fu sottratta dal carteggio di 120 lettere scambiate tra il duca e l’Ariosto dal 1522 al 1525, il tempo del commissariato del poeta nell’alta valle del Serchio.
I documenti dell’Archivio di Garfagnana furono versati all’Archivio statale di Massa nel 1903, direttore era lo storico Giovanni Sforza che numerò le lettere, ma questa non ha il numero quindi fu sottratta prima. Entrata nel giro del mercato antiquario, nel luglio 2022 è in possesso di una libraia di Verona, che la propone per l’acquisto al prezzo di 15mila euro alla direttrice dell’Archivio di Stato di Modena, che, insospettita, per accertare l’autenticità della lettera avvisa la Scuola Archivistica di Roma che dà risposta positiva e si rivolge alla Procura di Verona per riavere un bene culturale inalienabile dello Stato.
Il nucleo di Venezia dei Carabinieri per il recupero dei beni culturali trova che la lettera nel 1870 era stata acquistata da un privato in un’asta a Londra per 250mila sterline. La ritroviamo l’anno scorso nella libreria di Verona. Di cosa parla la lettera? Il duca informa che un omicida è stato messo in carcere con catene alle caviglie e raccomanda al poeta di affrontare e risolvere il grave problema di preti che in Garfagnana accoglievano nelle loro canoniche i banditi ribelli, li proteggevano. Il duca si presenta disposto a reagire alle provocazioni, conferma piena fiducia e lo conforta ampliando il potere d’azione del suo commissario.
Datata 23 febbraio 1524, è del tutto plausibile che la lettera sia la risposta a quella inviata il 30 gennaio dall’Ariosto che dice tutta la sua amarezza per la situazione in cui si trova, non si sente sostenuto nel suo incarico, chiede aiuto perché non è assolutamente possibile contare sulle sole sue forze. Vuole che giustizia abbia luogo e osa fare contestazioni al duca perchè assolve quelli che Ariosto condanna o minaccia oppure fa apparire di dar ragione di più a loro con effetto di “deprimere l’authorità del magistero. Seria meglio che, s’io non ci sono idoneo, a mandare uno che fosse più al proposito”.
E insiste che ne va della maestà del commissariato e perdita di onore; pertanto supplica di poter tornare presto a Ferrara invece che lasciarlo in Garfagnana con vergogna. Sotto traccia par di scorgere un confronto che Ariosto fa con Orazio, il poeta e autore latino preso a modello: Mecenate lasciò libero Orazio da incombenze fastidiose per lasciarlo tutto dedito a creare poesia, gli regalò una villa in Sabina dove poteva sciogliere il freddo facendo ardere legna in abbondanza e delibare vino vecchio di quattro anni, invece il duca Alfonso lo distoglie dalla poesia affidandogli incarichi gravosi e del tutto estranei al creatore dell’Orlando Furioso, il “poema dell’armonia cosmica”.
In quella lettera dice anche di aver informato l‘amico e segretario alla corte ferrarese Bonaventura Pistofilo di Malgrate. che un certo Senese, reo di omicidio del conte Giovanni di Fidenza (allora denominata San Donnino) era stato messo in carcere nel castello di Verugole e i padroni non vogliono consegnarlo al commissario. La lettera aggiunge notizia di omicidi con nome di chi li ha compiuti, segnala atti di prepotenza.

(m.l.s.)