Se la crisi morde anche la Cina

A Pechino il XX Congresso del Partito Comunista. Xi Jinping al terzo mandato

Il leader della Cina di oggi Xi Jinping

Quello che, dal punto di vista visivo, presenta i canoni inalterati dei congressi delle dittature comuniste di qualche decennio fa ed invece è il Congresso del Partito comunista cinese, incorona Xi Jinping con uno storico terzo mandato da segretario generale, non potrà, però, coprire del tutto i gravi problemi che stanno mettendo in grosse difficoltà un Paese da anni abituato ad una crescita economica senza pari e senza precedenti. Xi otterrà in tal modo lo scopo per il quale ha chiesto e ottenuto la modifica delle regole che limitavano a due le possibilità di rielezione a quella carica, rendendo così la Cina più simile ed una monarchia assoluta che a una repubblica, sia pure soltanto nominale, ma dovrà fare ben altri sforzi per riuscire a dare una risposta convincente alle perplessità dei suoi sudditi.

Nel suo discorso di apertura il segretario uscente (e subito rientrante) ha presentato per i prossimi cinque anni il progetto di un’economia nazionale che offra opportunità e garantisca un’equa distribuzione della ricchezza. Le cose in realtà stanno diversamente, perché anche un Paese come la Cina, fino a poco tempo fa lanciato in una corsa alla crescita economica che sembrava non avere limiti, da qualche tempo senti i morsi della crisi e sta perdendo colpi, oltre che punti considerevoli di Pil. Di certo, Xi Jinping non può vantare i successi dei suoi predecessori: tra pandemia (affrontata con l’obiettivo di azzeramento del Covid – 19), crisi immobiliare, contrasti con le grandi ditte del campo tecnologico ed altro ancora, in breve tempo si è ritrovato con previsioni di crescita economica decisamente ridimensionate (dal 5,5 al 3%). 
È cresciuto l’indebitamento, si è bloccato il percorso di azzeramento della povertà assoluta, le nascite sono in calo, la disoccupazione giovanile è intorno al 20%. Un dato, quest’ultimo, che nell’immediato mette in difficoltà i giovani laureati in cerca di lavoro, mentre, in prospettiva, suscita dubbi in chi dovrà andare in pensione nei prossimi anni. Tutto ciò mette in fibrillazione la popolazione cinese, abituata a ben altri scenari economici. Ecco, allora, che si corre al riparo ritardando la pubblicazione dei dati insoddisfacenti sul prodotto interno lordo del terzo trimestre 2022 per non “disturbare” il dibattito congressuale e si insiste con forza per la riconquista di Taiwan, cercando di ottenere dal nazionalismo il sostegno che dovrebbe derivare dall’attuazione di una politica economica adeguata. Un terreno insidioso per un regime che per decenni si è garantito stabilità interna facendo affidamento sulla crescita economica.
A questo punto anche la guerra in atto tra Russia e Ucraina diventa un problema difficile da gestire perché una Russia agitata da tali situazioni di crisi potrebbe non rivelarsi il partner più adatto per dettare le regole di uno scenario politico basato su nuovi schemi di rapporti internazionali.              
(a.r.)