La “pescagione prodigiosa” del domenicano Venerabile Giocondo Lorgna da Popetto

Cento anni fa, il 30 ottobre 1922, per opera sua nascevano le Suore domenicane della Beata Imelda. Nel settembre 1972 l’inaugurazione del monumento nel suo paese natale

Il monumento al venerabile p. Giocondo Lorgna a Popetto di Tresana

Popetto, piccolo borgo tra le colline del comune di Tresana, ha dato i natali a Giocondo Lorgna e in questo 2022 ricorrono cinquant’anni dall’erezione di un monumento in sua memoria proprio nel paese natale. Nel 1972 si festeggiava infatti l’anniversario dalla vestizione delle prime suore fondate da Lorgna ed il 24 settembre di quell’anno il monumento venne inaugurato.
Figlio di umile gente di campagna, Giocondo iniziò la sua vita ascoltando la mamma che gli narrava di Gesù. Imparò assai presto a pregare la Madonna con il Rosario, peregrinando ai suoi santuari nei paraggi. Volentieri aiutava i bisognosi. Intelligente, vivace, curioso, ancora piccolo già sognava di spendere la vita per un grande ideale. Un giorno un sacerdote gli domandò: “Chi ami di più, il papà o la mamma?”. Rispose Giocondo: “Prima di tutto amo Gesù che fu messo in croce per me, poi i miei genitori”.

L’Oratorio di Sant’Apollonia a Popetto

A Popetto non c’erano scuole, e il ragazzo a dieci anni si trasferì a casa dello zio don Luigi Lorgna, parroco di Torrile, nel parmense. Conclusi gli studi elementari, entrò nel seminario di Parma. Nelle vacanze Giocondo tornava volentieri a Torrile, in casa dello zio. Si dedicava così al catechismo per i più piccoli, scovava nuove vocazioni per il seminario, assisteva i malati, riusciva addirittura a convertire i più lontani.
Nel 1887 guidò il pellegrinaggio parrocchiale al Santuario della Madonna del Rosario di Fontanellato. Sostando a lungo in preghiera dinnanzi all’immagine della Vergine, percepì di essere interpellato da Lei.
Tanti segni lo guidavano verso il dono più perfetto di sé all’interno dell’Ordine Domenicano: una vita spesa per lo studio e la contemplazione della Verità, dono di cui farsi portatore nell’annuncio ai fratelli. Giocondo pregò, si consigliò con don Ferrari, con il vice-rettore don Guido Conforti, con lo zio, per decidersi al grande salto. A Bologna, sulla tomba di San Domenico, l’8 novembre 1889 Giocondo vestì il bianco abito dell’Ordine dei Predicatori, poi partì per il noviziato a Ortonovo. Seguirono i primi voti, poi gli studi teologici a Bologna. Fra Giocondo era felice.
Il 22 dicembre 1893 fu ordinato sacerdote. Conseguiti i titoli accademici, fu destinato all’insegnamento nello Studio Domenicano di Bologna. Una vita nascosta di preghiera e di studio che faceva proprio al caso suo. Molti confratelli lo cercavano per la confessione e la direzione spirituale. Ogni anno, in estate, tornava a Fontanellato per ascoltare le confessioni dei numerosissimi pellegrini. Fu così che dal 1901 i superiori lo vollero confessore stabile al santuario.
Nel gennaio 1905 fu nominato parroco dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia: seimila anime, tanti problemi, molti dei quali spinosi. Era un po’ confuso: aveva lasciato il seminario diocesano per dedicarsi solo alla preghiera e alla vita regolare in convento ed ora gli era chiesto di farsi pastore. Fece presente le sue difficoltà, protestò, pianse. Il card. Ferrari gli consigliò: “Va’, figliolo, la tua pescagione sarà prodigiosa!”. Entrò in parrocchia il 2 febbraio e pose il suo ministero sotto la protezione di Maria. Si ricordò subito che un grande amore alle anime da salvare aveva sempre mosso i passi di san Domenico.

Il Ven.le p. Giocondo Pio Lorgna (1870 – 1928)

Cominciò subito e senza tregua: scese tra le strade per servire e portare Cristo a tutti. Volle conoscere i suoi parrocchiani uno ad uno: entrava nelle case, fermandosi ad ascoltare tutti. Ebbe a constatare: “Sono povero tra disperati”. Conscio di come Gesù fosse l’unica ricchezza che aveva da dare, iniziò a curare molto la predicazione alla Messa festiva, il catechismo ai Vespri. Per i piccoli volle “l’opera degli asili”: “Ogni bimbo è Gesù” – diceva – ed era preoccupato di portarli all’incontro con Lui nella fede, nella Confessione e nell’Eucaristia, ad una vita pienamente cristiana. Diede vita al “Patronato della divina Provvidenza” per i ragazzi e i giovani, con oratorio e giochi, cappella e spazio per la preghiera, attività culturali per studenti e lavoratori, luogo per la catechesi.
Conosceva i tremendi problemi creati dall’ignoranza religiosa, dalla propaganda velenosa dei laicisti, l’abbandono in cui viveva tanta gioventù. Tanti i poveri negli anni della prima guerra mondiale, ma Padre Giocondo aveva sempre la mano aperta a “mendicare” per loro: al convento dei suoi Frati, ai ricchi della città, alle autorità. Organizzò poi la “Caritas” parrocchiale al fine di moltiplicare iniziative per i più bisognosi. Alla scuola dei santi del suo tempo le sue opere si fecero grandiose. Restaurò la cappella del Rosario, la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo e la eresse in basilica, organizzò le strutture per l’evangelizzazione.
Umili ragazze lo seguirono con Maria Bassi e Gilda Boscolo nell’opera degli asili: il 30 ottobre 1922 le prime dieci di loro vestirono l’abito domenicano. Nacquero così le Suore Domenicane della Beata Imelda, congregazione che, sull’esempio di questa fanciulla d’altri tempi diffonde ancora oggi l’amore a Gesù Eucaristico tra la gioventù in Italia, in America, nelle Filippine, in Albania. I superiori domenicani l’avevano sempre voluto in prima fila con loro per promuovere la vita dell’Ordine. Nel 1926, dovendo partecipare al capitolo generale domenicano di Ocaña in Spagna, si recò pellegrino a Lourdes e ai luoghi di San Domenico, incontrò il padre Arintero, grande maestro di teologia mistica dell’Ordine, poi si recò a cercare ispirazione per le opere apostoliche a Parigi sui luoghi di Padre Lacordaire e del Beato Federico Ozanam, ad Annecy presso le tombe di San Francesco e di Santa Giovanna de Chantal, ad Ars per imparare a fare bene il parroco da San Giovanni Maria Vianney, a Torino per imparare molte cose per l’educazione dei giovani sulle orme di San Giovanni Bosco, San Domenico Savio e Santa Maria Domenica Mazzarello.
Aveva solo 57 anni, ma aveva già dato tutto. All’inizio del 1928 lo stomaco iniziò a dolergli per un cancro inoperabile. Quando gli comunicarono la diagnosi, strinse il Crocifisso, lo baciò, poi scrisse l’atto di accettazione della morte e lo fece porre nel Tabernacolo sotto la pisside. Attese sereno la sua ultima ora. Domenica 8 luglio 1928, al tramonto, all’ospedale di Venezia, si voltò verso la statuetta della Madonna che teneva vicina e la invocò: “Mamma, Mamma, assistetemi”. Poi i suoi occhi si chiusero per sempre.
Papa Benedetto XVI ha dichiarato Venerabile padre Giocondo Pio Lorgna il 15 marzo 2008. Un giorno il riconoscimento di un miracolo attribuito alla sua intercessione aprirà la strada alla sua beatificazione.

Don Fabio Arduino