In soccorso di salari e pensioni inadeguate

L’aula del Senato (Foto: ANSA/Sir)

Se al momento in cui scriviamo questo articolo non è ancora possibile prevedere l’evoluzione della crisi di governo, è tuttavia facile esprimere opinioni sui fatti così come si sono avvicendati nelle ultime settimane. Così come è chiaro lo sguardo a medio-lungo termine (leggi elezioni politiche) in base al quale Conte ha ritenuto di dare un’accelerata all’accoglienza dei mugugni di ciò che rimane della rappresentanza parlamentare e dell’elettorato di M5s, altrettanto chiaro è il fatto che nessuno dei partiti politici di vario peso e dimensioni può chiamarsi fuori da quella logica.
A parole, chi – Meloni in testa – chiede che si vada ad elezioni nel più breve tempo possibile, guarda “al bene del Paese” ed “alle aspettative dei cittadini”, nel concreto l’occhio è rivolto ai sondaggi e in base a quelli si delineano le varie strategie. Di fronte alla possibilità di una affermazione elettorale che potrebbe essere destinata a durare quanto un battito di ciglia, si è disposti a mettere in secondo piano la possibilità che il Paese possa uscire con le ossa rotte da un’estate e successivo autunno bloccati da eventuali elezioni a ottobre. Ci sono esperti che affermano che il nuovo esecutivo potrebbe essere nel pieno delle sue facoltà non prima della fine di novembre, inizio dicembre.
Con quali conseguenze per la soluzione dei tanti problemi che attendono di essere affrontati, è facile immaginare. Si dice che ormai non ha più senso continuare a puntare su Draghi, visto che la situazione non è più quella di un anno e mezzo fa, ma siamo poi così sicuri che la politica sia tanto cambiata da essere in grado di assumersi la responsabilità di guidare l’Italia in modo lungimirante e non guardando solo ai successi immediati? Il dubbio è più che lecito, se si dà credito a quanto sostiene Roberto Rossini, portavoce dell’Alleanza contro la povertà in Italia.
A fronte delle risse da pollaio cui tutti i giorni dobbiamo assistere, secondo Rossini “è sotto gli occhi di tutti che i livelli di salari e stipendi non sono coerenti con il livello di vita in Italia”. “Aumentano i ricchi ma aumentano pure i poveri” e la forbice tra le due sponde si amplia. Qualcuno ha sentito parlare di questo nelle dichiarazioni dei politici di rottura? Al massimo si ragiona di miliardi da distribuire a pioggia, con relativo scostamento di bilancio e aumento del deficit statale.
Qui non si parla solo dei rincari che vanno a gravare sulle famiglie, ma anche di stipendi e pensioni inadeguati e in più “alleggeriti” dall’inflazione. Nei giorni scorsi l’Inps ha comunicato che un terzo dei pensionati prende meno di 1.000 euro al mese; così pure uno stipendio su tre non raggiunge quella cifra. L’unico modo per recuperare sul distanziamento sociale, conclude Rossini, è la redistribuzione dei redditi impostata su modifiche strutturali al mercato del lavoro.

Antonio Ricci

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