“La torre di Dante”, nuovo libro di Orazio Olivieri

Il soggiorno a Mulazzo

Odora d’inchiostro si diceva di un libro appena stampato, ora altri sono gli strumenti ma di aprile 2022 è l’edizione del volume di Orazio Olivieri La torre di Dante. Paesaggio fantastico e paesaggio reale nell’VIII canto dell’Inferno con fotografie di Luigi Biagini e prefazione del dantista Giulio Ferroni dell’Università La Sapienza di Roma, Edizioni Tarka di Mulazzo. Il critico, autore di una densa Storia della letteratura italiana e del saggio L’Italia di Dante. Viaggio nel paese della Commedia (La nave di Teseo, 2019), nella prefazione approfondisce ricerche sue e di studiosi locali della presenza di Dante, ospite e procuratore di Franceschino Malaspina di Mulazzo nella pace di Castelnuovo Magra definita dal preciso documento depositato all’Archivio di Stato della Spezia. Invece rimangono ipotesi e analisi non così ben definite sulla durata e la dimora di Dante, sui rapporti con Morello e la moglie Alagia Fieschi (della quale si sarebbe innamorato nel fantastico racconto postumo di Marco Santagata L’ultima magia. Dante 1321).
L’autore del testo Orazio Olivieri ritiene che Dante sia stato ospitato a Mulazzo, argomentando che qui c’è un una torre detta da tutti “torre di Dante” nel tempo ridotta molto di altezza e una supposta “casa di Dante”, piuttosto che a Giovagallo in un castello-fortezza dove Morello doveva stare poco perché sempre in campagna militare. Diversamente dalla maggior parte dei grandi dantisti, Olivieri dà credito al Boccaccio secondo il quale Dante avrebbe composto i primi sette canti dell’Inferno a Firenze, fatti recapitare dalla moglie quando era in Lunigiana. La ripresa della scrittura della Commedia in Lunigiana si poggerebbe su quel ”Io dico, seguitando” del primo verso del canto VIII dell’Inferno, da leggere che Dante e Virgilio “seguitano” il viaggio, vedono un’alta torre da cui diavoli segnalano ad altri oltre la palude dello Stige che sommerge dannati rabbiosi.
Giulio Ferroni osserva che Olivieri ha buon gioco nel ricondurre questa alta torre infernale a quella che era l‘alta torre di Mulazzo. Dal paesaggio reale – che Dante poteva vedere stando sulla torre di Mulazzo, con di fronte le cime delle Apuane arrossate dal sole e ai piedi la frequente nebbia bassa, ma anche la più vicina zona paludosa di Filattiera e la torre della chiesa di S. Giorgio – il poeta avrebbe creato il paesaggio fantastico delle mura ferrigne della città di Dite e le esalazioni fumose del pantano stigio. Suggestiva è l’ipotesi, omaggio di Olivieri appassionato lettore di Dante e amante della Lunigiana, ma resta da vedere come sia vera. Il libro porta altre notizie del tempo dell’esilio, dei Malaspina, di Mulazzo luogo di attrazione dei fuorusciti toscani, è ricco di immagini e di citazioni letterarie e storiche.

(m.l.s.)

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