In San Caprasio ogni scoperta è stata una grande emozione

Presentato ad Aulla il volume “Archeologia in un’abbazia millenaria” Di fronte ad una sala gremita di pubblico anche l’intervento del prof. Murialdo di Genova

Il pubblico che ha partecipato alla presentazione del libro ad Aulla (foto Walter Massari)

C’è stata tanta gente alla presentazione del volume “Archeologia in un’abbazia millenaria – San Caprasio di Aulla” che si è tenuta sabato scorso nel teatrino parrocchiale con la partecipazione del sindaco Roberto Valettini, di Angela Acordon Soprintendente per l’archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara e di molti studiosi.
La seduta, aperta con i saluti della presidente dell’associazione “Amici di san Caprasio”, Lorella Giuli, è proseguita con l’intervento del sindaco che ha ribadito l’importanza del recupero e delle attività a san Caprasio, orgoglio della sua città, che ha visto anche la presenza di alcuni consiglieri di maggioranza e minoranza.
Angela Acordon ha sottolineato come nei vent’anni, di ricerche e lavori, studiosi di varie materie e Soprintendenza abbiano lavorato in piena sintonia portando a risultati per molti aspetti esemplari.
Enrico Giannichedda, direttore degli scavi con Rita Lanza e autore del volume, ha ricordato come gli scavi di san Caprasio, assieme a quelli di Filattiera, abbiano portato a risultati di grande interesse non solo nel panorama lunigianese. L’intervento del professor Giovanni Murialdo, medico e membro dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri si è aperto con il ricordo affettuoso di Tiziano Mannoni che, ha detto Murialdo, “è stato un uomo che ha arricchito la mia vita in modo straordinario” condividendo con questo suo dire il sentimento di molti tra studiosi e amici presenti all’incontro.

Il dott. Enrico Giannichedda, uno dei curatori del libro, e (a destra) il prof. Giovanni Murialdo (foto Walter Massari)

Le indagini condotte ad Aulla, ha ricordato Murialdo, sono state un esempio di quell’archeologia globale, promossa proprio da Mannoni, che qui ha portato a scoperte ricche di emozioni: ogni reperto parla delle persone del passato, delle vicende anche tragiche di una comunità, come quella bomba inesplosa vicinissima alla tomba monumentale del Santo.
La storia di Aulla e della sua abbazia si collocano nel panorama medievale italiano non solo come esempio di precoce incastellamento, ma anche come testimonianza della riorganizzazione dei poteri locali dopo lo smembramento dell’impero di Carlo Magno.
Con l’arrivo delle reliquie di San Caprasio dall’isola provenzale di Lérins e con la narrazione delle vicende del santo, simile a quella di tante agiografie medievali che ricordano altri viaggi di corpi santi, siamo di fronte ad un fenomeno tipico dell’alto medioevo che in Aulla vede affermarsi il potere degli Adalberti di Toscana, anche con la fondazione di un’abbazia di famiglia. Da allora questo monaco che in vita mai fu ad Aulla, assunto ufficialmente a patrono già negli atti statutari del 1400, ha segnato la storia della comunità, nonostante il nascondimento del suo corpo, ritrovato soltanto nel 2003.
Murialdo, ricordando l’importanza della stagione decorativa del secolo XI, che vede l’affermarsi di importanti decorazioni a stucco delle quali restano poche, ma significative tracce, ha sottolineato anche come nel disegno architettonico della grande abside si apprezzino legami con l’architettura medievale lombarda, ma qui risolti in esiti originali, segno anche questo della Lunigiana come area di incontro di culture e sensibilità diverse.
Di tutto questo e di molto altro si parla nel libro appena edito dall’Insegna del Giglio, la più prestigiosa casa editrice di archeologia medievale e che è possibile acquistare in san Caprasio ad Aulla.

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