L’arte antica e (quasi) dimenticata dell’ intreccio

Pubblicato il manuale predisposto da G.B. Martinelli per il corso svolto una ventina di anni fa

Un’immagine tratta dalle video lezioni del corso registrate da Gian Battista Martinelli

In epoca di globalizzazione e di prodotti industriali che, il più delle volte, arrivano dall’estremo oriente o comunque da paesi lontani, fa notizia la pubblicazione del manuale teorico pratico “La tecnica dell’ intreccio nella tradizione lunigianese”, incentrato – come spiega il sottotitolo – sulla produzione di “cestini, fiaschi, cavagni, paniere, borse e altro”.
Il manuale era stato predisposto da Gian Battista Martinelli (1943-2008) e ora ha visto la luce grazie all’iniziativa del figlio Alessandro, impegnato a proseguire in quello stesso percorso di conoscenza e valorizzazione delle tradizioni locali.
Gian Battista Martinelli, laureato in Economia alla Bocconi di Milano, nella sua continua ricerca e salvaguardia dei saperi del nostro territorio, una ventina di anni fa, a Scorcetoli aveva organizzato un vero e proprio corso per insegnare i segreti dell’intreccio.
Secondo il rigido metodo che egli stesso era solito applicare ad ogni iniziativa, anche questa era stata preceduta da una lunga e meticolosa indagine sulle materie prime e sulle tecniche, conoscenze acquisite in lunghi confronti con quanti, nella zona del filattierese, erano ancora in grado di trasmetterle. Il manuale appena distribuito in alcune librerie ed edicole della Lunigiana, riporta anche la premessa che lo stesso autore aveva scritto e nella quale definisce “dimenticata” una vera e propria “arte”, quella dell’intreccio, capace, in secoli di affinamento, di produrre manufatti dai molteplici usi. Dai vassoi in vimini “per servire dolci, torte d’erbi, formaggi, salumi e per far essiccare i tortelli fatti in casa” al “cavagno che si distingue per robustezza, praticità e bellezza rustica”.
Già perché Gian Battista non si limitava ad evidenziare la funzionalità del prodotto, ma mirava a farne un oggetto che potesse trasmettere bellezza ed emozioni. Con vassoi e cesti anche il recupero di produzioni più curiose e dimenticate dai più: “che dire – scriveva infatti – delle borse fatte con le brattee (scarfoglie) di granoturco?”
“Questo – continuava Martinelli nella sua premessa – è solo una parte del patrimonio che sta per scomparire, tanto che è diventato molto difficile trovare questi oggetti, come fossero in estinzione. Prima che sia troppo tardi occorre creare una documentazione rivolta a chi vuol imparare l’arte dell’intreccio fai da te, dalla ricerca delle materie prime alla costruzione di un cestino o all’impagliatura di una sedia”.
Già la materia prima; è questa che divide in categorie i manufatti: ci sono quelli di vimini, quelli misti fatti di strisce di castagno e di vimini, quelli solo di strisce, quelli di foglie di granoturco. E poi le sedie e, infine, quelli più grandi e tipici di una società contadina ormai scomparsa che utilizzava la “tragia”, la “bena”, la “cavagnada”, la “viola”, il “benon” che in ogni paese della Lunigiana avevano la loro diversa declinazione nel dialetto locale.
Una materia prima al presente abbondante e dimenticata, ma un tempo preziosa e oggetto di lunghe dispute tanto da essere regolamentata da leggi e confini tracciati nei fiumi e nei boschi. Sono molti gli statuti delle comunità che, ad esempio, fissavano riserve e limiti di raccolta per le vetrici (le “vezze”) nel greto di fiumi e torrenti, dove oggi formano spesso grovigli inestricabili perché sono rare ormai le occasioni di raccoglierle e trasformarle in manufatti artigianali che si acquistano invece a poco prezzo in negozi, mercati e fiere ma sono industriali e di lontana provenienza.
Nel manuale, prima di entrare nello specifico delle singole realizzazioni, tutte illustrate da foto particolareggiate, è riportato anche un breve elenco delle attrezzature necessarie, a cominiciare da un seggiolino di misura adeguata per consentire di stringere il cestino tra le ginocchia come fossero una morsa e agevolare così la realizzazione. E poi una cesoia, un coltello, un punteruolo, una pinza, una pialla a raschietto… senza dimenticare una vaschetta per mettere a bagno salici, vezze o strisce di castagno. Ma soprattutto quell’oggetto misterioso ricavato da un legnetto secco lungo una ventina di centimetri modellato a forma di ganascia e indispensabile per togliere rapidamente la corteccia ai rametti. Il resto va provato, perché un manuale non si racconta: si usa per sperimentare!
Gli interessati a cimentarsi con quest’arte possono contare anche sulle lezioni teorico-pratiche che Martinelli aveva registrato in occasione del corso. Sono disponibili su Youtube undici brevi video dove vengono spiegati in modo dettagliato i diversi passaggi. È sufficiente cercare “La tecnica dell’intreccio” per trovare i video sul canale youtube di Alessandro Martinelli.

Paolo Bissoli

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