Pausa anticiclonica: gelo in valle, tepore sui monti

È buona regola che ad una congiuntura meteo agitata se ne opponga una calma e tranquilla. A volte questo alternarsi di condizioni si rinnova di frequente, mentre altre a durature siccità seguono prolungati periodo perturbati. Nella settimana in esame c’è stato il cambio tra l’andamento abbastanza instabile, protrattosi dai primi di novembre a tutta la prima decade di dicembre, e l’attuale scena dominata da un campo di alta pressione.
Il tempo buono del 6 e 7 scorsi non lasciava certo sospettare, da parte di chi non avesse dato un’occhiata alle previsioni, la pessima giornata (dal punto di vista atmosferico) di mercoledì 8. Freddo umido penetrante si è imposto da mane a sera, mitigandosi solo un po’ nella serata; le temperature registrate a quote diverse mostravanol loro mitigarsi in alta collina e bassa montagna, raggiunte dal vento di mare, a differenza di quelle simili, ma basse per l’altitudine, del fondovalle. Le precipitazioni, iniziate la notte, cessavano intorno alle 13. Piovaschi residui avvenivano tra pomeriggio e sera con qualche ulteriore apporto di neve in montagna oltre i 1000 m.
Poi le schiarite si facevano strada giovedì 9 dopo un po’ di pioggia residua e altra fioccata ai monti, mentre il vento da nord sgombrava lo spazio aereo, ancora solcato da nubi di più generi e varietà. Rapidissima era l’evoluzione perturbata di venerdì 10: alle effimere schiarite notturne, teneva dietro la repentina copertura dell’alba, sulla gelata e la brina formatesi nel frattempo. Dopo un breve episodio di neve tonda (graupel) verso le 7,30, la neve vera e propria in fiocchi scendeva tra le 7,45 e le 8,15, imbiancando immediatamente, gelide e asciutte com’erano, tutte le superfici. Tra le località di fondovalle, appariva un po’ più imbiancata Filattiera grazie alla maggiore intensità in loco del breve rovescio nevoso.
Proseguiva, quindi, un’altra giornata di freddo stagnante, ma con temperature ancor più basse di quelle di mercoledì 8. La ventilazione di tramontana si destava solo in serata. I rilievi montuosi apparivano innevati dai 600 m in su la mattina successiva, mentre un manto bianco di 15-20 cm si era posato ad altitudini fra i 1000 e i 1300 m. L’inizio della seconda decade prometteva, al quietarsi della tramontana la sera del’11, una fase anticiclonica per diversi giorni.
A quel punto, terminata l’avvezione di aria fredda, si avviava il diverso comportamento di ogni località e di ogni quota e versante in riposta al campo barico che si andava consolidando: immediata ripresa della temperatura in montagna con aria asciutta, clima mite e visibilità eccezionale, così come nelle posture soleggiate di alta collina. Crollo, invece, delle temperature minime nelle vallate, dove la ripresa riguardava solo le massime diurne in contrasto con le gelate e le brinate notturne, via via più abbondanti per l’aumento dell’umidità relativa nei bassi strati; ricomparsa della nebbia martedì 14 nel più basso fondovalle.

a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni

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