Vent’anni di letteratura e immagini sull’11 settembre 2001

L’atto terroristico che rese in polvere i due grattacieli di Manhattam persiste molto forte nella memoria visiva ed emotiva di chi in quel dannato pomeriggio era là di persona o assisteva davanti al televisore. La spettacolarità tragica di due aerei che puntano il bersaglio sulle due costruzioni più elevate di New Jork ha dato materia nei venti anni trascorsi a molte opere letterarie e cinematografiche.
Il linguista e teorico della comunicazione di gran fama Noam Chomsky scrive di terribile caduta dell’illusione americana di poter reagire alla violenza con la violenza per estirpare il terrorismo islamico.
Il presidente Bush junior costruì false prove a pretesto per scatenare la guerra con l’obiettivo di prendere il vero o presunto capo supremo dei terroristi Bin Laden, contro la volontà dell’Unione europea (esclusa la Gran Bretagna di Tony Blair), dell’ONU e della Nato. Chomsky vede chiaramente che la guerra favorì pienamente gli obiettivi dei terroristi, che erano dissanguare gli USA, disgregarli dall’interno trascinandoli in una serie di piccole ma furibonde guerre nell’intrigo sempre più incancrenito e destabilizzante del Medio Oriente. Anche il filosofo e sociologo francese Jean Baudrillard nel libro Power Inferno pensa che le torri cadute siano simbolo dell’implosione dell’Occidente che “cade sotto il proprio peso” nel tempo in cui sembrava arrivato al massimo di sviluppo. Romanzi, film, poesie, video sono già stati prodotti in numero cospicuo; in comune hanno l’dea di crollo, implosione, caos.
Emozioni tormentose hanno ispirato le poesie di Alda Merini, della polacca Wislawa Szymborska Nobel per la letteratura.
Il libro più recente, edito a luglio 2021, illustrato coi disegni di Emma Lenzi, è L’11 settembre di Eddy il Ribelle di Eraldo Affinati, maestro di letteratura alla Città dei ragazzi a Roma che accoglie giovani di ogni parte del mondo. Affinati conosce molto da vicino il male prodotto dall’assurda violenza e dai “meccanismi dell’odio” (titolo di altro suo libro); con realismo intrecciato alla fantasia si premura di far conoscere anche ai più giovani cosa sta succedendo nel mondo perché possano trovare, malgrado tutto, un senso da dare alla loro esistenza. Chi era bimbo nel 2001 o è nato dopo non può esentarsi dal pensare e dal confrontarsi col più grave degli attacchi terroristici provocato da 18 attentatori votati al suicidio.
Il protagonista del libro è Eddy, un mariuolo ribelle che vive sul pianeta Fulgor dove i sapienti hanno bandito la guerra e la parola è diventata un tabù, non si può più neppure pronunciarla (magnifica è la Costituzione italiana che “ripudia la guerra”). Col linguaggio dei piccoli Affinati costruisce questo ribelle personaggio interstellare che va male a scuola, si addormenta durante le lezioni, smonta motori. Viene espulso e viene volando sul nostro pianeta con Matuzalem, l’unico disposto a seguirlo.
Proprio nell’istante fatale dell’11 settembre sono sopra il cielo di New Jork, sono testimoni diretti, non capiscono cosa stia succedendo però sono pronti a dare senso a tutto quello con cui si incontreranno. Matuzalem si getta nella mischia per aiutare e non si rivedrà più.
Eddy inizia un viaggio ventennale con la speranza di ritrovarlo e girando in ogni dove arriva in Afghanistan e si mescola coi profughi che cercano di salvarsi da un regime feroce che usa le armi al posto della legge e dell’istruzione e impedisce alle donne di essere padrone del proprio corpo. “La guerra è come l’acqua salata, più ne bevi più hai sete”.
È la verità gridata da Eraldo Affinati, formatosi nella temperie culturale di don Lorenzo Milani; ha scritto libri significativi nel solco della pedagogia del grande priore di Barbiana come si capisce dai titoli: “Via dalla pazza scuola”, “Elogio del ripetente”.

(Maria Luisa Simoncelli)

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