L’Italia ha ripreso a marciare. Servono incentivi e sicurezza

I dati Istat del mercato del lavoro: cresce ancora l’occupazione

In questi mesi, grazie soprattutto alla vaccinazione, l’Italia ha ripreso a marciare. Non è soltanto una sensazione. L’Istat ha pubblicato i dati riguardanti il mondo del lavoro riferiti al secondo trimestre del 2021: il documento (“Il mercato del lavoro”) è scarno e denso di numeri abbastanza tranquillizzanti. Nel secondo trimestre dell’anno, si legge nel comunicato stampa, l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra un aumento del 3,9% rispetto al trimestre precedente e del 20,8% rispetto al secondo trimestre 2020; anche il Pil è aumentato, del 2,7% in termini congiunturali e del 17,3% in termini tendenziali. 
Dal lato dell’offerta di lavoro, nel secondo trimestre 2021 si registra un aumento di 338mila occupati (+1,5%) rispetto al trimestre precedente, dovuto alla crescita dei dipendenti a tempo indeterminato (80 mila, +0,5%), degli indipendenti (33 mila, +0,7%) e, soprattutto, dei dipendenti a termine (226 mila, +8,3% in tre mesi). Contestualmente, si osserva un calo sia del numero di disoccupati (-55 mila, -2,2%) sia di quello degli inattivi di 15-64 anni (-337 mila, -2,4%).  Rispetto al secondo trimestre 2020, l’aumento dell’occupazione (+523 mila unità, +2,3%) coinvolge soltanto i dipendenti a termine (+573 mila, +23,6%); continua infatti, seppur con minore intensità, il calo dei dipendenti a tempo indeterminato (-29 mila, -0,2%) e degli indipendenti (-21 mila, -0,4%). 
Crescono sia gli occupati a tempo pieno sia quelli a tempo parziale (+1,8% e +4,8%, rispettivamente). In aumento il numero di disoccupati (+514 mila in un anno), mentre si riducono marcatamente gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1 milione 253 mila, -8,5% in un anno), dopo cinque trimestri di crescita progressiva. È importante sottolineare la riduzione degli inattivi (persone che non lavorano e non cercano lavoro) 1 milione 253mila persone che hanno ripreso speranza. Sale anche il tasso di occupazione delle persone tra i 15 e i 64 anni, raggiungendo il 58,2% (+1,7 punti), con incrementi più marcati tra le donne, i giovani tra i 25 e i 34 anni e nel Mezzogiorno. E questa è una bella notizia. Per quanto riguarda occupazione e disoccupazione ci stiamo avvicinando a quote simili a quelle che precedevano la pandemia. Il tasso di occupazione si attesta sul 58% (nel 2018 era al 58,8%) e il tasso di disoccupazione – ricordando che si considera disoccupato anche chi è in cassa integrazione da più di tre mesi – al 9,8% più o meno come nel 2018.
Su base annua, la tendenza della occupazione registra una crescita particolarmente sostenuta (nel totale pari a 3,6% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, +3,5% a tempo pieno e +3,6% a tempo parziale) quale effetto di riflesso della fase interessata dalle misure più restrittive di limitazione della pandemia, particolarmente concentrate nel secondo trimestre 2020. Rispetto al trimestre precedente, le ore lavorate per dipendente crescono del 3,4%; anche per questo indicatore si osserva un incremento molto marcato (+29,2% rispetto al secondo trimestre 2020), associato a una riduzione altrettanto straordinaria del ricorso alla cassa integrazione, che si abbassa a 78,7 ore ogni mille ore lavorate. 
In questo quadro ha particolare rilievo il mondo dell’agricoltura. Coldiretti rivendica i risultati di un lavoro estremamente meritorio. “Con un balzo del 17,4% crescono le ore lavorate in agricoltura che non si è mai fermata anche durante le fasi più acute della pandemia per garantire le forniture alimentari alla popolazione”. Un andamento positivo che, evidenzia l’associazione, “conferma la dinamicità del settore in grado di offrire opportunità sia per fare una esperienza di lavoro come dipendenti che per esprimere creatività imprenditoriale”. 
“Un impegno – sottolinea Coldiretti – che riguarda oltre un milione di lavoratori che nell’anno del Covid non hanno mai smesso di lavorare”. 
Rimettere in moto l’economia ed il Paese dopo oltre un anno di difficoltà di ogni genere non è semplice. Se ne sta accorgendo il mondo della scuola nella sua ripartenza, se ne accorgono i gestori dei trasporti, se ne accorge il mondo del lavoro in generale che ha bisogno di incentivi e, soprattutto di regole di sicurezza. La Coldiretti, per esempio, ricorda che sta per iniziare a pieno regime la raccolta di mele, pere, della vendemmia e si avvicina la stagione delle olive. “Da qui la necessità di prorogare – continua Coldiretti – i permessi di soggiorno ai lavoratori stagionali extracomunitari già presenti in Italia almeno fino al 31 dicembre 2021, onde evitare che molti lavoratori siano costretti a tornare nel loro Paese”. “Si tratta peraltro di operai agricoli stagionali qualificati che ormai da anni sono impiegati sul territorio nazionale, tanto da essere diventati indispensabili per l’attività di molte aziende”. La ripresa è in atto, va sostenuta adeguatamente. L’agricoltura è solo un esempio della complessità dei problemi che ci attendono.        
(G.A.)