Le prospettive per la Chiesa Italiana nel pontificato di Papa Francesco

Un popolo in cammino. A Bedonia la conferenza del prof. Matteo Truffelli (Univ. di Parma) e fino a pochi mesi fa presidente nazionale di Azione Cattolica.

L’ultima delle serate culturali proposte durante l’estate dal Seminario di Bedonia, venerdì 3 settembre, ha visto come relatore il prof. Matteo Truffelli, docente dell’Università di Parma e fino a pochi mesi fa presidente nazionale di Azione Cattolica. Egli ha sviluppato l’argomento partendo dall’esperienza dei suoi quasi sette anni alla guida dell’associazione e, in particolare, dell’ultimo periodo condizionato dalla pandemia del virus Covid-19. Come popolo in cammino, senza dubbio, la Chiesa non potrà non tener conto degli eventi e di una ‘lezione’ che per molti è stata assai dura e ha comportato disagio per tutti. La famiglia umana, se lo ha voluto e lo vorrà, ha potuto e potrà fare discernimento su quanto ha vissuto in questi ultimi 18 mesi.
È una occasione per ripensare e rimodulare progetti, non solo, ma anche e forse in primis accettare di essere fragili, esposti ed instabili di fronte agli accadimenti, che possono talora rivelarsi inopinati a dispetto nostro, uomini e donne del progredito XXI secolo. Illudersi di poter tornare allo status quo ante significherebbe non aver fatto tesoro di quanto occorso. Rinvigorirsi in mezzo alle difficoltà per trasformare il disagio in originale risorsa è, del resto, un esercizio che non dovrebbe mai mancare nella vita cristiana.

Il Seminario di Bedonia

Occorre, quindi, da un lato essere ‘docili’, versatili e pronti ad ogni sfida che la vita pone davanti e, dall’altro, fermi nella determinazione di condividere insieme ai fratelli un cammino impegnativo come quello della vita in generale e della vita della comunità cristiana. Non c’è altro da fare che muoversi dentro questa realtà, talora frantumata e problematica, che è anche la Chiesa Italiana per far sì che germoglino semi di speranza. Se come generazioni fortunate dell’Occidente avevamo pensato di essere liberi e immuni da guerre, epidemie e miseria (mentre tanti nostri fratelli, in più parti del mondo, non lo erano e tuttora non lo sono affatto), magari autorizzati a sfruttare impunemente il creato, abbiamo ricevuto dal nuovo virus una smentita assai gravosa.
Il che ha chiarito meglio il concetto richiamandoci alle vicende di cento e più anni fa, al tempo della “Spagnola”, di cui ci avevano raccontato nonni e bisnonni. Benché tutto ciò comporti evidenti ed ulteriori fratture e conseguenti contrasti o distanze tra ricchi e poveri, tra vecchi e giovani, tra nord e sud e tra est e ovest del mondo, è innegabile che di fronte al Covid-19, così come a tante altre criticità e sfide attuali (ad es. i mutamenti climatici, le crisi economiche ecc), la famiglia umana è una, e concertati il più possibile devono essere i modi per gestirle, secondo il sacrosanto principio che ci si salva tutti insieme o non si salverà nessuno. Lo stesso vale per la Chiesa del nostro Paese.

Matteo Truffelli

Durante la pandemia, si è assistito ad un grande sforzo da parte di fedeli e di pastori per rimanere uniti nonostante le clausure forzate e l’impossibilità di continuare le attività parrocchiali ‘in presenza’. C’è stata molta fantasia, tanta generosità e pure la tecnologia si è rivelata utile. Non sono mancate contrapposizioni e toni diversi rispetto alle linee da seguire nel rispetto delle norme anti-covid: non esattamente la ‘chiesa inquieta’ che si aspetta Papa Francesco. Ma quante possibilità di rinnovamento, ora, con il senno di poi! Catechesi, preghiera, liturgia, carità: c’è spazio per soluzioni nuove, per capire cosa si è rivelato inadatto e per custodire ciò che si è confermato buono. Possiamo educarci meglio al pensiero critico e alla consapevolezza, sperando di poter tornare presto al nostro essere Chiesa nella pienezza della gioia che dà l’incontro a tu per tu, tutt’altra cosa dalle immagini di un computer e di una webcam.
Il cammino sinodale, il cui orizzonte ci proietta al 2025, sarà un banco duraturo di prova. Il Santo Padre ci interpella su quattro nodi o polarità: un primo nodo è fra Chiesa clericale e Chiesa sinodale, ovvero il contrasto fra una struttura di potere malato, paternalista e in cui i fedeli si muovono da eterni minorenni, e una Chiesa corresponsabile secondo gli auspici del Concilio Vaticano II.
Un secondo nodo è fra un concetto di Chiesa ideale e fredda, dove emergono dottrina, fede granitica, regole e precetti, opposto ad una Chiesa reale, dove conta il senso di misericordia e la povertà che evangelizza. Terza polarità è fra una Chiesa che pretende di occupare uno spazio e una Chiesa che desidera generare processi di condivisione e di dialogo. La quarta e ultima polarità si può scorgere tra individualismo (spiritualità disincarnata) opposto al tessuto solidale di una fraternità.
La tentazione pelagiana in agguato è pensare di cavarcela a suon di piani e programmi anziché lasciarci educare dal ‘fuoco e dall’acqua’ che abbiamo dovuto attraversare: l’evangelizzazione, però, non siamo noi a farla, a portarla in un luogo e in mezzo alla gente, ma la opera il Signore che è già lì, dove anche noi dobbiamo immergerci per viverla insieme ai nostri fratelli.

Maurizio Ratti

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