Le ferite del Covid su industria, commercio, esportazioni nel Rapporto Economia della Camera di Commercio relativo al 2020

Il 2020 del Covid si è chiuso lasciando ferite profonde sul tessuto di un sistema economico provinciale già di per sé poco fiorente. A dirlo sono alcuni dei dati contenuti nel Rapporto Economia che l’Istituto di Studi e Ricerche della Camera di Commercio apuana ha presentato a metà luglio. A riassumere la situazione sono i dati sul reddito provinciale. Nell’ultimo anno il valore aggiunto locale ha raggiunto i 3.881 milioni di euro, in calo del -9,1% rispetto all’anno precedente. In valore assoluto, -388 milioni di euro. Il reddito disponibile delle famiglie è stato di 3.670 milioni di euro, -3% rispetto al 2019, 113 milioni di euro in meno. La spesa per consumi finali delle famiglie è diminuita dell’11,5% (-439 milioni). Il sistema industriale ha mostrato alla fine del 2020 numeri secondi solo a quelli successivi alla crisi economica del 2008. Il settore manifatturiero ha visto la produzione ridursi dell’11%, trascinata al ribasso sia da piccole che da medio-grandi imprese, sia dalle imprese votate all’export sia quelle attività prevalentemente abituate a lavorare con il mercato domestico. Con la produzione manifatturiera crollano il fatturato (-10,5%), gli ordinativi (-8,8%) e l’occupazione (-7,1%). Sulla stessa lunghezza d’onda il commercio; la pandemia ha inciso su un settore già messo in crisi dalla rivoluzione delle vendite online. Il fatturato totale del commercio al dettaglio e della somministrazione ha segnato un aggravamento che non si era mai visto prima d’ora, registrando un calo generale del -23%.

Panorama da monte Marcello della zona della Costa Apuana
Panorama da monte Marcello della zona della Costa Apuana

Le imprese della media e grande distribuzione hanno visto ridurre i loro volumi d’affari del 27%, causa le prolungate chiusure nei periodi festivi, mentre il calo del fatturato degli esercizi di vicinato è stato stimato dal centro studi camerale nell’ordine dell’11%. In un quadro di per sé drammatico, emerge la pesante contrazione del commercio non alimentare, con fatturati diminuiti del 29%. Se poi si prende in esame il solo sottoinsieme della somministrazione, i numeri sono ancora più impressionanti, con cali superiori al 40%. Se già a dicembre la Camera di Commercio aveva segnalato l’anno tremendo del turismo – soprattutto in Lunigiana – e la sostanziale tenuta del settore agricolo (anche se con una contrazione degli addetti), i consuntivi presentati tre settimane fa mostrano anche il crollo delle esportazioni della provincia, in contrazione del 32%; per avere un termine di paragone, in Toscana la riduzione dell’export è stata del 6,2% e in Italia del 9,7%.

La lunga sequela di dati con il segno negativo non può non riflettersi su quelli che sono gli esiti occupazionali. Se l’Istat ha registrato un lieve aumento della disoccupazione, in particolare nella componente femminile, e un tasso di occupazione stabile al 67,5%, secondo l’indagine Excelsior curata dall’UnionCamere, il numero complessivo di entrate nel mondo del lavoro programmato dalle imprese apuane nel 2020 si è ridotto del 21,5% rispetto al 2019. L’Inps ha registrato invece ben 6,4 milioni di ore di cassa autorizzate a livello locale nel 2020, che corrispondono a circa 1.760 unità lavorative equivalenti. Se questo è il presente, come vedono il futuro le imprese industriali? Il 45% di esse ha dichiarato, in un’indagine statistica promossa dall’Istituto di Studi e Ricerche, la propria disponibilità ad investire nel biennio 2021-22 in tecnologie digitali e attrezzature tecnologie, ma anche, in oltre il 55% dei casi, in processi e macchinari legati alla sostenibilità ambientale. Sul piano previsionale conforta osservare che il 35% delle imprese industriali della provincia si attende per il 2021 una ripresa dei propri fatturati, mentre solo l’8% si aspetta ulteriori perdite: un ottimismo che però non scaccia le ombre da un sistema economico e sociale dal fiato corto. A dimostrarlo sono i dati demografici. La costante flessione del numero di residenti degli ultimi anni, nel 2020 ha subito un’accelerazione preoccupante: la popolazione residente a Massa-Carrara al 31 dicembre scorso è risultata pari a 189.841 abitanti, in calo di ben 1.844 abitanti. Il saldo naturale tra nati e deceduti, al netto delle migrazioni, è pari a -2.081 abitanti: il peggior risultato della storia provinciale. Un inverno demografico che tocca soprattutto i grandi centri della provincia apuana: Massa ha perso 693 residenti nell’ultimo anno, Carrara ne ha persi 629, Aulla 118 e Montignoso 100. (Davide Tondani)