Piazza della Calcandola a Sarzana

Itinerario tra le piazze della Lunigiana Storica. Qui, dove correva il torrente omonimo, Dante nel 1306 riceveva la procura per trattare con il Vescovo di Luni.

Un itinerario attraverso le piazze della Lunigiana storica non può che iniziare, in questo anno dantesco, con piazza della Calcandola. È ancora oggi la più importante di Sarzana e Bonaventura De Rossi all’inizio del Settecento così la descriveva: “Nella qual piazza – si puol dire un continuo Mercato, e grande smaltimento di ogni cosa, e massime de comestibili”.
Dante Alighieri da Firenze si trovava proprio in quel luogo la mattina del 6 ottobre 1306 dove riceveva la procura per trattare, con il vescovo di Luni, la pace detta di Castelnuovo. Il nome della piazza deriva dal torrente Calcandola che, ancora sul finire del XII secolo, l’attraversava in direzione ovest. Alcuni documenti del Codice Pelavicino ci permettono di delineare il progressivo allontanamento del corso d’acqua, definitivamente avvenuto tra il 1270, quando passava ancora dietro la curia porticata del vescovo Guglielmo, ed il 1330. Una rubrica degli Statuti formulati in quella data parla di un possibile ampliamento di Sarzana che suggerisce la deviazione del torrente nella posizione attuale.
Lo spazio, un tempo marginale, che ospitava come di consueto il mercato solenne concesso ai sarzanesi da Federico Barbarossa nel 1163, divenne il luogo più importante della città, il foro civile e commerciale che dal 1468, quando i Campofregoso, allora signori della città, consegnarono Sarzana ai fiorentini, ospitò anche il palazzo comunale. Per questo scopo fu acquistato un fabbricato prospiciente la piazza ma fu ristrutturato solo parzialmente.
Nel 1472 il capitano fiorentino, comprendendo che l’edificio iniziato non sarebbe stato sufficiente ad ospitare degnamente lui e la sua guarnigione, propose di costruirne uno nuovo e quel tratto dell’antica Francigena che passava attraverso la piazza del mercato, dividendola in due parti, gli sembrò il luogo più adatto. Il progetto dell’opera fu affidato all’architetto Giuliano da Maiano (1432-1490) che iniziò i lavori proseguendoli fino al 1479.
In quella data Agostino Fregoso, con un colpo di mano riprese il possesso di Sarzana, provocando la guerra tra Genova e Firenze, detta anche di Sarzana, combattuta tra il 1484 ed il 1487. I Fiorentini riconquistarono la città che, tuttavia, nel 1495 tornò definitivamente sotto Genova. I lavori del Palazzo comunale ripresero soltanto nel 1550 con il progetto dell’architetto genovese Antonio Roderio. Completati nel 1554 lasciano a Sarzana un’impronta piuttosto chiara del gusto architettonico in uso a Genova in quel periodo. Lo attesta ancora l’impianto della scala principale dell’edificio perché l’esterno, soprattutto nell’800, fu rimaneggiato.
Nel 1500 il Banco di San Giorgio decise di collocare nel mezzo di piazza della Calcandola un simbolo del suo potere. Si trattava di una colonna sormontata dal gruppo marmoreo raffigurante San Giorgio e il drago. Opera dello scultore Matteo Civitali (1436-1507), rimase in quel luogo fino al 1797, oggi perduta, è nota solo attraverso un disegno, dello stesso artista, pubblicato dallo storico Achille Neri nel 1877. Le piazze, si sa, sono il luogo ideale per collocare monumenti.

Vista panoramica della città di Sarzana
Vista panoramica della città di Sarzana

L’antica colonna genovese, infatti, è oggi rimpiazzata dal monumento ai Caduti, inaugurato l’8 luglio 1934, opera dello scultore sarzanese Carlo Fontana (1865-1956). Il palazzo di famiglia, che conserva nell’atrio i bozzetti delle sue opere, si trova nella palazzata meridionale della piazza. Si dispone quasi di fronte al grande masso marmoreo che ritrae lo scultore nelle giovanili sembianze del Piave. Al di sopra si libra l’elegante figura della Vittoria alata, dal nervoso disegno liberty, detta anche Procellaria.
I palazzi delle più importanti famiglie Sarzanesi occupano i principali nodi della piazza: così all’inizio di via Mazzini, lungo l’antico tracciato della via Francigena, si trovava l’oratorio di San Rocco. È stato distrutto e sostituito da un palazzo novecentesco, ma il luogo ne porta ancora il nome: Canto di San Rocco. Dall’altro lato, ai primi dell’800, la famiglia Podestà Lucciardi fece costruire l’imponente palazzo neoclassico progettato da Carlo Barabino (1768-1835). Nelle sale del piano terreno trovò spazio, già nell’Ottocento, il Caffè Costituzionale, dirimpettaio rispetto al Gioberti. Situato sull’angolo opposto della piazza all’incrocio con via Bertoloni, oggi non esiste più.
Ad oriente all’inizio, della strada proveniente da porta San Francesco, che seguendo l’antico tracciato della Calcandola chiude in diagonale l’armonioso vano della piazza si trova palazzo Lucri, già Parentuccelli. Probabile casa natale del pontefice Niccolò V (1397-1455) è adornata con lo stemma di Antonio Maria vescovo di Luni-Sarzana nel 1465.
Dal lato opposto si può ammirare la veste settecentesca di Palazzo Remedi con l’elegante portico tardogotico ornato di foglie d’acanto. È residuo di quella città che l’omogenea superficie dell’intonaco ha, almeno in parte, cancellato. Ai primi del ‘900 la piazza fu adornata di lecci che furono abbattuti nell’anno 2000 quando fu realizzata l’attuale pavimentazione in arenaria.

Roberto Ghelfi

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