La rivolta agraria in India è guidata dalle donne

Contestate nuove leggi liberiste a favore delle imprese multinazionali

La celebrazione dell’Indipendenza dell’India, il 15 agosto, ha coinciso con l’inizio di una rivoluzione agraria tuttora in corso, che gli osservatori giudicano la più grande e la più lunga della storia, sta coinvolgendo 250 milioni di agricoltori in larga prevalenza donne.
Decise e ben organizzate, in alleanza con gli uomini, hanno accaparrato risorse per resistere a lungo, hanno portato la protesta fino alla capitale Delhi, dove si sono accampate e portato ruspe e scardinato blocchi. Hanno bruciato copie delle tre leggi volute dal presidente Narenda Modi e approvate in tutta fretta dal Parlamento indiano, senza consultare sindacati e organizzazioni agricole.
Sono leggi che il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale richiedono dall’inizio degli anni Novanta e mirano alla liberalizzazione del mercato agricolo globale, permettono l’acquisto di terreni, che prima aveva restrizioni, da parte di grandi società e consentono alle imprese multinazionali di abbassare i prezzi aggirando i mercati locali statali e regionali in cui i prodotti agricoli vengono venduti a prezzi minimi garantiti. Ne verrà uno sconvolgimento radicale dell’agricoltura dell’India, il secondo produttore di generi alimentari nel mondo dopo la Cina, saranno privati di sussidi milioni di agricoltori, aumenterà la disoccupazione, che, come in tanti altri paesi, sarà soprattutto femminile.
In India l’85% delle donne lavora in agricoltura a conduzione in prevalenza mezzadrile, solo il 13% possiede la terra, molte sono vedove. Le donne sono in prima linea a chiedere l’abrogazione delle nuove leggi e protestano con coraggio, consapevoli che saranno compromessi i loro poveri profitti nella già fragile situazione economica, sulla quale grava anche il peggioramento climatico con aumento di siccità e uragani. Le nuove leggi liberiste moltiplicheranno il danno ecologico per maggior consumo delle risorse idriche, per questo è stato appassionato e tempestivo il sostegno di Greta Tunberg alle donne che assediano Delhi. L’agricoltura è stata declinata al femminile a partire dal periodo Paleolitico; con la raccolta di frutti e bacche commestibili le donne impararono a mettere semi nella terra e fecero il primo passo verso la produzione di alimenti. Stando sulla sponda dell’aneddoto si può essere sicuri che in Lunigiana la torta d’erbi e i testaroli sono ghiotte invenzioni di mani di donne!
La sopravvivenza in molte parti del mondo continua ad essere garantita da coltivatrici di piccoli campi: un sistema certamente meno produttivo in confronto all’agricoltura intensiva dei colossi che modellano l‘agricoltura mondiale moderna.
A settembre 2021 l’ONU terrà un vertice sugli obiettivi di agricoltura globale sostenibile (prefissati dalla malthusiana Agenda 2030 sottoscritta da tutti i paesi aderenti) a vantaggio delle persone, del pianeta e della prosperità. Le recenti leggi di Modi sono in quella linea, ma fanno disastri sui mercati dei prodotti locali, perno dell’economia indiana: le sfidano le donne in lotta.

Maria Luisa Simoncelli

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