8 Marzo, “festa della donna”. In realtà questa giornata dovrebbe essere dedicata al ricordo e alla riflessione delle conquiste del genere femminile e all’impegno concreto di quanto deve essere ancora fatto per raggiungere una parità, ancora lontana e nebulosa. Il 1975 fu definito dall’Onu l’Anno internazionale delle Donne e l’8 Marzo di quell’anno i movimenti femministi di tutto il mondo manifestarono per ricordare l’importanza dell’uguaglianza dei diritti fra donne e uomini. Ma nonostante il lungo cammino percorso, compreso il femminismo dei decenni dell’emancipazione e della libertà – la più grande svolta della filosofia antropologica del Novecento – il prezzo da pagare permane altissimo. Troppe ferite sulla pelle, troppe rughe dentro l’anima.“Dio creò Adam a sua immagine. Maschio e femmina li creò”. Uomo e donna: due unità distinte, ma complementari che insieme formano il nucleo fondativo dell’umana famiglia. Il regalo più significativo, dedicato alle donne dell’intero Pianeta, resta il documento “Mulieris dignitatem” definito “lettera d’amore” al femminile per la delicatezza con cui S. Giovanni Paolo II ringrazia la Trinità per il “mistero” della donna, per le grandi opere di Dio che si sono compiute, e si compiono, in lei. E più volte abbiamo sentito dire Papa Francesco che Maria “è più importante degli apostoli” e che la Chiesa è donna. Così Francesco prima ha avvicinato le donne all’altare togliendo ai maschi il monopolio sul lettorato e l’accolitato, poi ha nominato una suora sottosegretario del Sinodo dei vescovi. Svolte simboliche, ma “Ecclesia non facit saltus”: le riforme si conquistano a piccoli passi. Molto resta da fare per quella parità esistente dal principio, ma mai raggiunta, che chiama in causa la coscienza di ognuno, le Istituzioni e leggi adeguate.



