8 Marzo: in principio era parità!
8 Marzo, “festa della donna”. In realtà questa giornata dovrebbe essere dedicata al ricordo e alla riflessione delle conquiste del genere femminile e all’impegno concreto di quanto deve essere ancora fatto per raggiungere una parità, ancora lontana e nebulosa. Il 1975 fu definito dall’Onu l’Anno internazionale delle Donne e l’8 Marzo di quell’anno i movimenti femministi di tutto il mondo manifestarono per ricordare l’importanza dell’uguaglianza dei diritti fra donne e uomini. Ma nonostante il lungo cammino percorso, compreso il femminismo dei decenni dell’emancipazione e della libertà – la più grande svolta della filosofia antropologica del Novecento – il prezzo da pagare permane altissimo. Troppe ferite sulla pelle, troppe rughe dentro l’anima.
Storie di donne umiliate, violate, mortificate, soggiogate, soppresse. Una mattanza che arriva al cuore della società e la corrode: una bomba sociale di cui sfugge la portata. Troppe donne sottoposte alla coercizione psicologica, negazione della loro grandezza e dignità. Vittime di uomini senza scrupoli, né sentimenti. Orrori, spesso consumati fra mura domestiche che dovrebbero essere sicure e accoglienti, e l’orrore non si arresta, lievita a dismisura il numero delle vittime. Gli ultimi dati Istat fotografano una popolazione femminile cui viene negata l’indipendenza economica indispensabile per staccarsi da mariti e compagni pericolosi. 
Per la felicità di Adam non bastava l’Eden con i suoi frutti e gli animali, occorrevano occhi che rispecchiassero le sue pupille.
“Dio creò Adam a sua immagine. Maschio e femmina li creò”. Uomo e donna: due unità distinte, ma complementari che insieme formano il nucleo fondativo dell’umana famiglia. Il regalo più significativo, dedicato alle donne dell’intero Pianeta, resta il documento “Mulieris dignitatem” definito “lettera d’amore” al femminile per la delicatezza con cui S. Giovanni Paolo II ringrazia la Trinità per il “mistero” della donna, per le grandi opere di Dio che si sono compiute, e si compiono, in lei. E più volte abbiamo sentito dire Papa Francesco che Maria “è più importante degli apostoli” e che la Chiesa è donna. Così Francesco prima ha avvicinato le donne all’altare togliendo ai maschi il monopolio sul lettorato e l’accolitato, poi ha nominato una suora sottosegretario del Sinodo dei vescovi. Svolte simboliche, ma “Ecclesia non facit saltus”: le riforme si conquistano a piccoli passi. Molto resta da fare per quella parità esistente dal principio, ma mai raggiunta, che chiama in causa la coscienza di ognuno, le Istituzioni e leggi adeguate.
Un 8 Marzo che, causa pandemia, non avrà cerimoniali del resto non indispensabili. Indispensabile, invece, vivere la giornata con le dovute responsabilità per un cammino condiviso con intelligenza e consapevolezza del rispetto della vita. Ed allora, come donne, gradiremo l’effimera mimosa quale segno di novella, colorata primavera. Promessa d’amore, di sostegno, di agognata uguaglianza.
Ivana Fornesi