Tutti i numeri del pazzo dicembre 2020

02meteoFra cronaca settimanale e resoconto mensile di dicembre, questa volta la chiacchierata è davvero lunga: i dati rilevati, infatti, si prestano ad una interessante analisi, anche per la ricchezza di relazioni fra di essi.
Conviene partire da quanto accaduto dal 29 dicembre fino a questo primo scorcio di gennaio. Archiviato il passaggio perturbato del 28-29, le rare, brevi e parziali schiarite spuntate sia il 30 che il 31 hanno mescolato alle precipitazioni anche fitte nebbie. Il sereno della notte del 31 ha permesso la formazione di gelo e brina con la discesa dei termometri ‘vallivi’ sotto zero; le due ore scarse di cielo azzurro nella mattinata, con tanto di incomparabile vista di alti colli e crinali montuosi stracarichi di neve, sono state un sorso di luce in mezzo al persistente tempo buio che si trascina da un mese.
La neve, negli ultimi due giorni dell’anno, è scesa fino a quota 600 il 30 e ha ripreso a cadere dai 700 m in su la sera del 31, segnando l’avvio della persistente, incredibile fioccata proseguita fino a tutta domenica 3 gennaio. Qualche pausa dei fenomeni si è registrata il 4 e il 5, ma senza un miglioramento franco alle viste. Si sono alternate fasi di contenuto rialzo e calo termico, con la pioggia che ha comunque dominato sotto i 500 m, mentre la neve ha conquistato quota 550 m la mattina di Capodanno, ha continuato a cadere solo oltre 800 m il 2 gennaio e dai 600-700 m in su nei giorni 3, 4 e 5.
02meteo_tabellaSi è trattato, come è evidente, di una neve molto legata all’altitudine, cosa che d’inverno non sempre accade: il passaggio da 800-900 m ai 1000 m e più, nell’evento in esame, ha costantemente segnato un incremento prodigioso del manto bianco. La facilità con cui foto e video di fiabeschi paesaggi ovattati possono essere condivisi è una bella cosa: notizie e commenti, invece, non sempre sono sensati, ma più spesso condizionati dall’onda emotiva.
Tenendo conto della differenza tra neve fresca caduta complessivamente, che è molta di più, e neve al suolo (quella che lo ricopre al momento), si può dire che spessori simili sul nostro Appennino, a fine dicembre-inizio gennaio, sono rari: si possono riscontrare con maggiore probabilità a stagione avanzata, tra fine inverno-inizio primavera, e certo non tutti gli anni.
Non è facile individuare nel passato una situazione simile a quella attuale, anche se qualche analogia si può ravvisare con quanto avvenne giusto in questo stesso periodo a cavallo di 1979 e 1980. Forse, però, non c’erano 200-250 cm di muro bianco sugli alti crinali come adesso. In attesa di poter meglio collocare il bianco evento targato 2021, ecco un sintetico report dello spirato mese di dicembre, sul quale ci si riserva di tornare in occasione del rapporto annuale.
Balza subito all’occhio quanto sia stato scarso di sole, prodigo di pioggia, umidità e nebbia, tutte ‘pecche’ che a fatica si riesce a condonargli con la sola contropartita della prevalente mite temperatura, superiore alla norma di 1°C . La copertura nuvolosa ha avuto una persistenza tale da non trovare rivali, in dicembre, in 45 anni di osservazioni; è riuscito a far peggio dei suoi compari del 1978 e del 2002 e a portarsi sul podio dei mesi più tetri dal 1976 insieme al marzo 2001 e al gennaio 2014.
Dicembre, si sa, è il mese con le giornate più corte, e il connubio con una nuvolosità così ostinata ha prodotto il mese in assoluto più povero di raggi solari (solo 44 ore!) dal 1994, anno di inizio delle misure eliofanometriche: il confronto con l’indice di nuvolosità, disponibile fino al 1976, induce però a ritenere che un mese così ‘buio’ non si sia mai verificato negli ultimi 45 anni.
Quanto alle precipitazioni, quasi quotidiane, hanno stabilito nuovi record di frequenza a Pontremoli (23 giorni uguali o maggiori di 1 mm, 28 giorni contando anche quelle inferiori a 1mm: primato per dicembre dal 1920) e record di quantità a Gragnola con 521,2 mm., dove però la serie è più breve. Sia a Pontremoli con 441,2 mm che a Villafranca con 349,4 mm, invece, si sono avuti mesi di dicembre con maggiori accumuli, ben oltre i 500 mm, anche in anni recenti (2017, 2010, 2009) oltre che in tempi più remoti (1959, 1922, 1886 a Pontremoli).

a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni

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