Emanuele Gerini, il Vasari della Lunigiana

Una conferenza sull’abate fivizzanese al quale è intitolata la Biblioteca Civica

Una sala della Biblioteca “Emanuele Gerini” nell’ex convento degli Agostiniani a Fivizzano
Una sala della Biblioteca “Emanuele Gerini” nell’ex convento degli Agostiniani a Fivizzano

Così il prof. Amedeo Benedetti, autore del libro “Vita di Emanuele Gerini, storico e biografo”, definiva l’illustre fivizzanese, a cui è intitolata la Biblioteca Civica, che, nata per volontà di Roberto Pandiani il 4 agosto 1971, oggi conta oltre 30.000 volumi, di cui 2.000 di storia locale, 4.000 libri antichi, alcuni incunaboli, il fondo dell’ex convento dei Francescani di Soliera, l’unica copia esistente degli Statuti di Fivizzano del 1581.
L’abate Gerini ha meritato l’intitolazione perché è stato un personaggio di vaste conoscenze, in corrispondenza con autorevoli uomini di cultura del primo Ottocento, un instancabile ricercatore, un eclettico scrittore di opere, storiche, teatrali, poetiche ( in versi scrisse in onore del vescovo Adeodato Venturini, pontremolese), genealogiche, scientifiche, un appassionato cultore di letteratura latina (in versi toscani tradusse l’Ars Poetica di Orazio Flacco). I manoscritti citati, come riferito in un numero precedente, hanno recentemente arricchito, insieme ad alcuni altri, la biblioteca, grazie ad una donazione.
Emanuele Gerini, però, è noto, soprattutto, per “Le memorie storiche d’illustri scrittori e di uomini insigni dell’antica e moderna Lunigiana”, “fonte primaria per ogni studio storico su questo lembo di Toscana. Non c’è storico della Lunigiana, infatti, che non abbia un debito con l’abate Gerini per la quantità di notizie e di informazioni messe a disposizione degli studiosi”.

La facciata della biblioteca "Gerini" a Fivizzano
La facciata della biblioteca “Gerini” a Fivizzano

Lo stesso Gerini, a giudizio del prof. Pietro Tedeschi, attinse ad un’opera del medico Pier Carlo Vasoli (Fivizzano 1663- 1746). Ma, in particolare, si avvalse delle ricerche bio-bibliografiche in molti archivi e biblioteche d’Italia del nipote Girolamo Gargiolli, padre di Giovanni, il pioniere della fotografia. Il testo delle “Memorie storiche” è diviso in 8 libri secondo aree geografiche, che si riferiscono alle attuali province di Massa Carrara e La Spezia: il sesto, ad esempio è intitolato “Del distretto di Fivizzano”, L’ottavo “Del distretto di Pontremoli”.
Al centro del volume è inserito l’albero genealogico della famiglia di Napoleone Bonaparte, di cui Gerini era un ammiratore, e, in coda, la genealogia dei Malaspina. Il libro non ricevette un’accoglienza trionfale. Gran parte degli intellettuali del tempo, anzi, espresse critiche demolitrici su Gerini e, specialmente, sul primo volume “Dell’antica Luni”. Emanuele Repetti, storico e naturalista, scriveva in lettere inviate agli amici: “Gerini, un uomo che ha riempito il suo libro di fandonie più che di verità storiche… se si toglie quel poco di buono che gli avete suggerito voi, il resto è degno delle fiamme, …l’opera non giungerà al secondo volume”. Il presagio non si avverò e il secondo volume uscì nel 1831.
Ma ci furono anche critiche positive, come quella del maggior storico lunigianese del tempo, Giovanni Sforza: “Tolto il volume su Luni – scriveva -, copiose e nuove sono in gran parte le notizie su una schiera ben numerosa di Lunigianesi, che in più modi onorarono la terra natia… La parte meglio riuscita è quella sulla famiglia Malaspina, che fa dimenticare i predecessori nel trattarla, Eugenio Branchi e Pompeo Litta. Chi studia quella famiglia deve far capo a Gerini”. Dell’abate di Fivizzano si sono occupati anche il prof. Augusto Cesare Ambrosi, che scrive “di carte interessanti, quelle raccolte dal Gerini” e il prof. Roberto Ricci, che dà notizia di un manoscritto di Gerini con notizie storico-geografiche sui territori della Lunigiana, mai pubblicato e conservato all’Archivio di Stato di Massa.
Ma è stato il prof. Amedeo Benedetti, che facendo ricorso ad una certosina ricerca per recuperare manoscritti considerati perduti e lettere conservate in archivi di tutta Italia, col suo libro, pubblicato nel 2.016, a restituire alla memoria la figura di Emanuele Gerini a Fivizzano, dove era nato il 19 dicembre 1777 e dove morì il 10 giugno 1836, nell’attuale via Labindo al numero 23, e dove aveva predicato ed insegnato Lettere al Ginnasio, rifiutando offerte vantaggiose provenienti da altri luoghi, a cui cercavano di portarlo anche con la promessa di ricchi pranzi, perché Gerini “ del mangiare e del bere si dilettava oltre misura” e pare che la sua morte fosse avvenuta per “ una congestione, sviluppatasi in seguito a lauto banchetto”.
E’ stato Francesco Leonardi, basandosi sul libro di Amedeo Benedetti, a ricostruire in modo suggestivo la biografia di Emanuele Gerini con una brillante conferenza on line, organizzata dalla sig.ra Ragna Ensenbergs nell’ambito dei “Giovedì culturali” autunnali e alla quale abbiamo attinto.

Andreino Fabiani

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