Il Covid-19 non ferma la carità

Intervista al direttore di Caritas diocesana, Almo Puntoni

Almo Puntoni
Almo Puntoni

La pandemia da Covid-19 è un fenomeno che fa soffrire tutto il mondo, attraversa le latitudini, e supera i confini dei continenti. È diventato un comune denominatore, che paradossalmente, ha accomunato le sorti dei popoli, che in precedenza, invece, si percepivano come “a compartimenti stagni”, quando in realtà il pianeta è un “condominio”, sempre più interdipendente. Stando questa situazione, allora, cosa ci chiede Dio in questa realtà, come ci interpella come cristiani?
Lo abbiamo chiesto al direttore di Caritas diocesana, Almo Puntoni, che in concomitanza con la IV Giornata Mondiale dei Poveri, celebrata domenica 15 novembre, ha rilasciato una intervista sul canale YouTube della Diocesi.
“La condizione di precarietà che stiamo sperimentando è una occasione per vivere meglio e per tentare di cambiare gli stili di vita, nell’ottica di relazioni significative che sono venute a mancare per forza di cose, pensiamo al lockdown della scorsa primavera. Questo virus ci dice che non siamo immortali, che non tutto è possibile: a conti fatti, siamo persone, siamo fragili”.
“Chi sta vicino ai poveri e li incontra tutti i giorni – continua il direttore – sperimenta che la fragilità dell’altro gli entra dentro e se alla fine della giornata ho donato un sorriso questo è quello che conta rispetto a tante cose materiali”.
Attraverso i volontari e i collaboratori sul territorio, Caritas diocesana non ha fatto mancare il suo aiuto verso i bisognosi: la distribuzione degli alimenti, il vestiario, le mense, i Centri di Ascolto, tutti servizi che nonostante le conseguenze del Covid-19, non si sono fermati, ma hanno rappresentato un punto di riferimento per tante persone, sia nella Costa che in Lunigiana.
Ma quale impatto ha avuto la pandemia sulle persone già provate dalla vita?
“Con il Coronavirus le persone povere si sono trovate maggiormente in difficoltà, soprattutto per chi vive situazioni di lavoro ‘nero’, irregolare o addirittura per coloro che risultano ‘invisibili’. Come avvenuto nel lockdown di marzo, le Caritas parrocchiali tramite i volontari e i sacerdoti hanno risposto all’emergenza: la rete delle parrocchie è andata incontro ai bisogni dei più poveri. Questo è un bel segnale di speranza per la nostra terra”.
Venendo al Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale, intitolato “Tendi la tua mano al povero”, cosa dice in fondo alle nostre comunità?
“È un messaggio molto impegnativo, ma anche molto bello, perché il Papa invita ognuno di noi a non fermarsi a guardare i poveri, magari limitandosi a fare l’elemosina o a qualche ora di volontariato, tutte cose importanti, ma ci chiede di allungare una mano verso il povero, di non tirarci indietro alla persona che ha bisogno, di coinvolgersi con lui. Per aiutare i poveri bisogna essere capaci di essere poveri, distaccandosi da tutte le nostre sicurezze e accettando la situazione di precarietà che il Covid-19 ci ha fatto vivere”.
Domenica scorsa, 15 novembre, Caritas diocesana si è fatta presente nelle celebrazioni delle parrocchie distribuendo alle comunità il Messaggio del Papa e facendo un appello perché nuovi volontari potessero rendersi disponibili per i servizi sul territorio, perché c’è sempre bisogno di dare una mano. Sul canale YouTube della Diocesi, infine, è disponibile anche il reportage “La Via Francigena della Carità”, curato dall’Ufficio Comunicazioni Sociali, un “piccolo viaggio” tra i tanti volontari che ogni giorno si spendono per andare incontro ai fratelli, nell’ottica di una vera prossimità. (df)

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