La prudenza è ancora la scelta migliore

CoronavisrusAlla fine della serrata, imposta dal governo da marzo a giugno, che ci ha permesso di bloccare la prima ondata della COVID (COronaVIrus Disease: malattia da coronavirus), molti hanno abbandonato ogni prudenza, trattando come fastidiosi uccelli del malaugurio coloro che mettevano in guardia contro una possibile seconda ondata.
Ora, purtroppo, è chiaro che il virus SARS II è ancora in circolazione ed è in grado di fare gravi danni. I ricoveri nei reparti di malattie infettive sono in aumento, come anche quelli nelle terapie intensive, e la triste conta dei morti è ripresa, includendo, come prima, un significativo numero di operatori della sanità, caduti per servizio. Anche se la crescita dei contagi non ha ancora raggiunto un andamento esponenziale, anzi proprio per evitare di incamminarci in quella scomoda direzione, non possiamo far finta di nulla. Tantomeno fare di questo sfortunato evento un mero terreno di dibattito politico.
È sotto gli occhi di tutti che gli sbagli, che nella primavera scorsa avevano portato quasi al collasso una parte del nostro servizio sanitario, non sono stati corretti. I nostri fragilissimi anziani sono rimasti ammucchiati nelle stesse case di riposo, amministrate con le stesse modalità che li avevano condotti al contagio. La medicina territoriale è rimasta striminzita.
Tutti i contagiati sintomatici vengono centralizzati negli ospedali, come prima, trasformando i reparti di malattie infettive in lazzaretti chiamati eufemisticamente con il neologismo di “covidologie”. Gli operatori della sanità, medici ed infermieri, accettano, come parte integrante del lavoro meraviglioso che si sono scelti, di provare un po’ di umana paura, di subire la moltiplicazione delle ore di lavoro, di arrivare alla sera con le piaghe sul viso per l’uso prolungato delle mascherine, di dover comunicare angosciose cattive notizie a malati e familiari (e di ritrovarsi addosso la medesima sottile angoscia), e di piangere di nascosto, ed in fretta, per la morte di amici e colleghi. Subiscono le oscillazioni dell’umore dell’opinione pubblica (da eroi a infami, e viceversa, più volte alla settimana).
Ma chiedono, sommessamente e a tutti, di comportarsi con prudenza e ragionevolezza. A tutti, non solo agli studenti e ai frequentatori della “movida” che oggi l’autorità addita comodamente come soli responsabili della crescita dei contagi, in un grottesco “moralismo” di ritorno, mascherato da preoccupazione per la salute pubblica. Tutti devono essere consapevoli che il virus si trasmette facilmente, soprattutto attraverso le goccioline di saliva emesse con l’espirazione, e che con le mani si possono facilmente contaminare il naso e la bocca.
Quindi il comportamento più appropriato, vicino agli altri, deve essere quello di indossare la mascherina, e di evitare di toccare loro le mani e il viso. Queste cautele possono essere omesse con i familiari, a meno che non vi sia il dubbio di un loro (o nostro) contatto con il virus. In caso di sintomi come febbre, perdita del senso dell’olfatto e del gusto, e senso di spossatezza, la prima cosa da fare è evitare i contatti, poi coinvolgere il servizio sanitario.
Come sempre, non tutto funziona a meraviglia, ci sono colli di bottiglia ed intoppi. Ma se tutti cercheremo di fare del nostro meglio, in modo costruttivo e positivo, riusciremo a superare questa crisi con il minor danno possibile.

Pierantonio Furfori

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