Diritto di avere diritti: un processo difficile e incompiuto

A Carrara si è svolta la XV edizione del Festival Con-vivere

35ConvivereQuattro giorni  (10 – 13 settembre) di appuntamenti di parola al festival Con-vivere a Carrara sul tema Diritti, svolto con rispetto scrupoloso ma agile delle regole antivirus. Alla direzione scientifica, sempre data dal filosofo Remo Bodei venuto a mancare, è subentrata Chiara Saraceno autorevole sociologa della famiglia che ha organizzato l’evento culturale puntualizzato su cruciali questioni sociali quali dignità e riconoscimento, identità e cultura . Il  diritto di avere diritti è idea che ha segnato l’ingresso nella modernità, un processo difficile e mai acquisito per sempre, dentro mutue tensioni tra i soggetti.  I relatori con specifiche ed elevate competenze hanno argomentato su disuguaglianze e diversità, sul problematico rapporto tra menzogna e verità che crea tensioni relative al diritto alla conoscenza e quindi, all’agire consapevole, sul diritto alla lettura, all’arte e alla bellezza. Il tema “Diritti” nella tragica circostanza della pandemia in atto si è fatto drammatico tra diritto alla sicurezza e diritto alla libertà di movimento, tra diritto alla salute e diritto al lavoro e all’istruzione, invece di attenuarsi le differenze si sono allargate, ne sono sorte nuove anche nelle scelte pubbliche per contrastare l’emergenza.

La conferenza di Elena Granaglia: contrastare le disuguaglianze

Elena Gragnaglia
Elena Gragnaglia

Questo il tema che ha trattato Elena Granaglia, docente di scienza delle finanze all’Università 3 di Roma, al Festival Con-vivere, osservando che è “un compito che la pandemia ha reso ancora più urgente”. Fra tutte le tipologie di disuguaglianza ha preferito parlare di quelle economiche che si basano su politiche discriminatorie del reddito e della distribuzione della ricchezza.
Negli ultimi vent’anni è in atto un processo per cui il divario tra le classi agiate, che si stanno arricchendo sempre di più, e il ceto medio che, invece, sta diminuendo la sua retribuzione e il suo potere d’acquisto, si è fatto sempre più largo e profondo. La causa principale di questa situazione è la mala gestione della globalizzazione, dove i poteri forti si sono avvantaggiati a discapito dei ceti deboli, che non sono stati coinvolti nella ridistribuzione della ricchezza globale.
La tendenza ha inizio negli anni settanta negli Stati Uniti dove 10 famiglie di magnati hanno avuto paura dell’ascesa sociale dei ceti medi e sono corse ai ripari togliendo possibilità economiche e lavorative a chi era un loro concorrente, tanto che oggi, con il forte appoggio della politica, nella società americana la mobilità sociale è finita. Elena Granaglia osserva che il processo può essere interrotto solo se dal basso parte un movimento di contrasto condotto con forte cambiamento culturale e impegno continuo. (Paola Bianchi)

 

La curatrice di Convivere 2020, Chiara Saraceno
La curatrice di Convivere 2020, Chiara Saraceno

Tra le relazioni ascoltate parliamo di “Homo sum. I dritti umani tra antichità e modernità” tenuta da Maurizio Bettini  filologo classico dell’Università di Siena. Se i tanti che si oppongono all’accoglienza di disperati emigranti leggessero il primo libro dell’Eneide, verrebbero educati al valore dell’ospitalità: Virgilio dice barbari i cartaginesi, anch’essi profughi fenici, che al profugo Enea “l’ospitale sosta sulla deserta spiaggia hanno negato, e muovono guerra”. L’Eneide è poesia ed è cronaca, anticipa valori, è l’oggi dei doveri verso i migranti privati dei diritti sanciti dalla Dichiarazione universale che parla di “famiglia umana” e di spirito di fratellanza e dalla nostra Costituzione.
Negli antichi stanno le radici della nostra civiltà: in altri contesti sociali e politici hanno definito analoghi o identici i diritti umani in cui la nostra cultura si riconosce e si arricchisce della bellezza della diversità a contatto con altre identità. Seneca afferma “sono uomo e nulla di ciò che è umano lo ritengo a me estraneo”, anche lui aveva schiavi “ma uomini, non cose” perché è tutta l’antichità sociale che pratica la schiavitù, organizzazione che fa funzionare l’economia e il lavoro. Augusto afferma che ci sono uomini che per natura sono portati a eseguire e non  a dirigere. Fino all’Ottocento c’è schiavitù formale e quella clandestina o di regime politico si pratica ancora.
Il Cristianesimo non l’ha abolita, Sant’Agostino dice che unica è la natura umana, ma l‘anima è differente e lo schiavo è più dominato dal diavolo. Ma al di là della legge c’è l’amore:  amare il prossimo come se stessi è cardine dell’insegnamento di Gesù, amare chi è più vicino nel significato etimologico di “proximus” per arrivare ad amare tutti gli uomini. Gli antichi furono più attenti ai doveri anche per sanzione religiosa, noi moderni insistiamo di più sui diritti, sulla legge.
Supremi diritti acquisiti dopo violazioni sono non subire tortura, schiavitù, condanne senza processo e dare sepoltura ai morti come indica la tragedia “Antigone” di Sofocle (quanti oggi nelle fosse comuni di terra e di mare!). Ma l’umanità dell’uomo è anche diritto alla parola, alla cultura, a essere miti e non cedere mai alla violenza, mettendo in atto il Vangelo di Marco “avevo fame e non…”. I Greci dissero barbari i non Greci, i Romani non hanno il vocabolo “barbaro” in senso negativo, oggi significa solo “inumano” ha concluso il prof. Bettini citando gli assassini di Colleferro.  

(Maria Luisa Simoncelli)

Condividi