Le difficoltà dei malati per cause diverse da Covid-19

I danni “collaterali” della pandemia

europaSaluteDopo mesi di preoccupazioni causate dal Covid-19, le parole del prorettore dell’Università San Raffaele di Milano, Alberto Zangrillo, hanno aperto squarci di ottimismo. “Il famigerato virus – ha detto – clinicamente non esiste più, per cui le manifestazioni cliniche sono meno pesanti”. Altri esperti hanno gridato allo scandalo, tanto che l’OMS ha precisato che il virus non è diventato meno potente.
Nel frattempo, però, è emersa un’altra cruda realtà. L’attenzione dedicata alla pandemia ha penalizzato un numero indefinito di malati con patologie diverse da quelle causate dal virus, a partire da quelli oncologici. Si calcola che siano stati rinviati circa 400.000 interventi chirurgici, 11 milioni di visite e ci siano infiniti accertamenti arretrati da smaltire. I malati restano tali anche se, per fortuna, non sono stati contagiati dal Covid-19 e tornano protagonisti nel rapporto che utilizza parametri fondamentali: tempi d’attesa, limitazioni ed esami, difficoltà di accesso ai presidi.
Il tutto mettendo a fuoco la solita Italia che fa un passo avanti (straordinaria per impegno, professionalità, dedizione per trattamento virus del tempo presente), ma due indietro per quella marea di malati con patologie serie, altrettanto pericolose come tumori, ictus, infarti che continuano a falciare vite.
Per oltre due mesi gli ospedali si sono trasformati in fortezze blindate per svariate motivazioni, incluse la ritrosia dei malati “normali” di accedere ai reparti, considerato anche il costante martellamento delle notizie riportate dai media. Colpa di nessuno, forse, vista la drammatica concatenazione di tragici eventi, mai registrati prima.
Certo è che pure i malati delle patologie non Covid-19 ricorderanno il 2020 come l’anno più duro e difficile della propria vita sanitaria. A fronte di tempi biblici per esami diagnostici vanno le sollecitazioni dei medici di famiglia che ben conoscono le patologie dei loro pazienti. Secondo uno studio di Nomisma, sono quasi 4 milioni i test che dovranno essere effettuati per pareggiare i conti con gli anni precedenti. Triplicata la mortalità per infarto, secondo la Società italiana di cardiologia.
Non sono più rinviabili il potenziamento della medicina tradizionale e la riduzione della burocrazia che mortifica pazienti e operatori sanitari. Ciascuno di noi ha il diritto di riprendere “confidenza” con i reparti ospedalieri, per eventuali accertamenti. Al Covid-19 abbiamo dato già troppa mortalità. Migliaia di persone sono scomparse nel silenzio e nell’assenza di una carezza affettuosa. Evitiamo una ulteriore fila di vittime aggiuntive. Ivana Fornesi

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