Cari, amati preti da oratorio

24oratoriNei giorni del coronavirus la vita ci è passata davanti come in un film e abbiamo indugiato più sul passato che sul tempo che stiamo vivendo, finendo per apprezzare quello che abbiamo vissuto in giorni ormai lontani. È stato anche un tempo di letture di libri e di articoli di giornali.
Fra questi ultimi ci siamo imbattuti in uno suggestivo e toccante intitolato “Cari, amati preti da oratorio vi sia lieve la terra”. Come è facile immaginare, la mente ha risvegliato i ricordi e, con essi, la gratitudine verso chi ha fatto parte del nostro percorso educativo, con generosità e disponibilità.
Se alcuni preti sono caduti in gravi e pesanti errori, infatti, tanti altri hanno svolto un ruolo importante nella crescita di giovani e bambini. Anche oggi la loro presenza attiva nello svolgimento del loro ministero li ha portati a pagare un duro prezzo: molti sono morti per il coronavirus.
Tornando all’articolo citato, la parola ‘oratori’ ci ha riportato indietro nel tempo agli anni nei quali quei luoghi, chiamati poi centri giovanili, erano luoghi di aggregazione, di incontro, di scambi, di modelli da imitare, di giochi, cinema e musica.
A proposito di quest’ultima, nella recente pubblicazione sui gruppi musicali di quell’epoca abbiamo sottolineato come diversi si formarono o trovarono spazio proprio negli oratori. Spesso sottovalutati, talvolta ridicolizzati, liquidati come ‘robe da preti’, perché la vita sembrava o doveva pulsare in ben altri luoghi: nei bar, nella strada o chissà dove. In realtà, offrivano a diversi adolescenti e giovani la possibilità di stare insieme, imparando le regole, la condivisione, il dialogo, la solidarietà, la riflessione….
A Pontremoli, in particolare, il primo oratorio fu quello aperto presso l’Istituto Madre Cabrini, che disponeva di una piccola sala cinematografica, di un ampio salone e di bellissimi spazi all’aperto. Anche presso i PP. Cappuccini ci si poteva ritrovare in quello che veniva chiamato il ‘teatrino’. Successivamente nacque il Centro giovanile di Azione Cattolica (l’antesignano di quello che oggi è conosciuto come “Mons. Giovanni Sismondo”) nei locali del Seminario vescovile.
C’è da dire che allora le varie parrocchie costituivano preziose occasioni di aggregazione e di impegno in attività di carattere religioso e sociale. In tutti questi luoghi di incontro il punto di riferimento erano proprio quei “cari, amati preti da oratorio” che sapevano cogliere gli stati d’animo, le tristezze, le delusioni dei giovani ed erano capaci di trovare le parole giuste per ridare prospettive e speranza.
Ci confidava con amarezza una persona non credente quanto si avvertisse oggi la mancanza proprio di quei luoghi dove in passato ci si ritrovava: sedi di partito, associazioni, parrocchie, oratori e, a proposito di questi ultimi, constatava come in passato non se ne fosse colto fino in fondo il significato e l’importanza.
Oggi che il coronavirus ci spinge a elaborare ancora di più lutti e assenze e a ritrovare un po’ del nostro passato, è il caso di ripensare con gratitudine anche a chi ci ha aiutato nella nostra formazione; per molti di noi, tra questi, ci sono anche alcuni “cari, amati, amici preti”.

Fabrizio Rosi